DR. FABIO BOCCALETTI - PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA
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8/9/2013

Quali processi mantengono i disturbi d'ansia?

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Spesso le persone che soffrono di disturbi d'ansia non sono consapevoli di mettere in atto processi mentali o comportamenti che fanno si che il loro problema si mantenga anziché risolversi. Esistono alcuni macroprocessi che ora andrò a descrivere responsabili di questo fenomeno.
  1. Avere scopi senza alternative costruite. Ogni scopo rappresenta uno stato desiderato del Sè (come vorrei essere, come vorrei stare, ecc.) e del mondo ed è evidente che ci sia una forte preferenza delle persone verso la sua realizzazione. La presenza di un solo scopo strumentale, o di pochi scopi strumentali che servono a uno scopo sovraordinato (più importante), è un elemento di vulnerabilità e dunque rappresenta una predisposizione allo sviluppo di sofferenza psicologica in quanto se quella strategia di perseguimento dello scopo sovraordinato non dovesse funzionare non si hanno strategie alternative di perseguimento. (Es. Se credo che laurearmi sia l'unico modo di ottenere un lavoro soddisfacente (scopo sovraordinato), se qualcosa minaccia la laurea (esami che non vanno, difficoltà nello studio, ecc.), non avendo alternative costruite, sperimenterò ansia elevata). L'intensità dell'ansia è direttamente proporzionale al coefficiente di valore dello scopo che si percepisce minacciato. Lo scopo non è percepito solo come importante ma come assolutamente irrinunciabile, dal momento che l'ipotesi opposta non è, in alcun modo, rappresentata. A essere decisiva è la mancanza di scenari alternativi. Le persone con disturbi d'ansia sono costantemente impegnate per evitare con certezza l'eventualità negativa (non realizzare lo scopo) anziché impegnarsi a costruire quella positiva (es. Il fobico sociale non si sforza di fare bella figura ma cerca in tutti i modi di non fare brutta figura, chi soffre di attacchi di panico non si impegna a vivere ma ad evitare di morire).
  2. Evitamento. E' una modalità mentale e comportamentale, un processo che consiste nel tenersi lontano da quei luoghi, circostanze e situazioni in cui l'esperienza ansiosa si è precedentemente verificata o pur senza mai essersi verificata prima ha, secondo la persona, più possibilità di verificarsi in futuro. La persona non vuole più sperimentare rischiando di veder realizzato l'evento temuto, rinuncia ad andare a scoprire le carte. Così facendo essi si impediscono di poter cambiare idea rispetto a quanto temono, costringendosi a evitamenti sempre più estesi e penosi.
  3. Errore metacognitivo. Rappresenta un elemento centrale in tutti i disturbi d'ansia. Esso consiste nell'interpretare un'attivazione emotiva come segnale di pericolo in atto e non come segnale di pericolo percepito e che quindi può esserci o meno. I sintomi fisici dello spavento e della paura generano ulteriore ansia perché vengono interpretati come la prova che l'evento temuto si stia veramente realizzando in quel momento. Nei disturbi d'ansia, l'ansia non viene riconosciuta dalla persona come un'attivazione emotiva e da segnale di pericolo diventa essa stessa un pericolo.
  4. I bias: le trappole del giudizio intuitivo in condizione di minaccia percepita. Con il termine "bias" ci si riferisce agli errori che gli esseri umani compiono nell'esprimere giudizi e nell'assumere decisioni. Quali sono allora i criteri che definiscono un "buon pensiero", ossia quel modo di ragionare che riduce la possibilità di commettere errori pratici? Baron (2000) definisce quattro criteri: formulare più ipotesi alternative, cercare informazioni contrarie oltre a quelle che confermano l'ipotesi focalizzata, utilizzare in modo funzionale il tempo e le risorse per la fase 1 e 2 (né troppo, né troppo poco) ed infine avere una "giusta" fiducia nelle proprie conclusioni. Nei casi di ansia patologica, le persone non seguono i principi del ragionamento pragmatico, quindi: effettuano un esame dei fatti limitato, ossia una ricerca incompleta di informazioni e dati trascurando ipotesi alternative, pur avendo tempo disponibile e rischiando di pagare costi ridotti per la ricerca di informazioni; tengono conto solo dell'ipotesi focale, vale a dire non considerano ipotesi alternative e ricercano solo evidenze compatibili con l'ipotesi che stanno tenendo sotto controllo; hanno un'eccessiva fiducia nella veridicità delle proprie conclusioni, anche se queste derivano da un esame limitato dei fatti e da una ricerca troppo frettolosa e sbrigativa; pensano troppo a lungo prima di decidere, tanto da pagare dei costi spropositati rispetto alla posta in gioco e ai possibili vantaggi.

Bibliografia:
S. Sassaroli, R. Lorenzini, G.M. Ruggiero - "Psicoterapia cognitiva dell'ansia" - Raffaello Cortina Editore

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24/6/2013

I diversi tipi di attaccamento: video esempi alla Strange situation (eng)

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In questo video si possono vedere le reazioni tipiche alla Strange Situation di 3 bambini con tre modelli di Attaccamento: sicuro, insicuro evitante e insicuro ambivalente o resistente.

ATTACCAMENTO SICURO (bambina 1)

I bambini con attaccamento sicuro usano la madre come un "base sicura" dalla quale partire per dedicarsi, fiduciosi, all'esplorazione e al gioco. Sottoposti alla Strange Situation cominciano a piangere quando la madre si allontana e la cercano attivamente, chiamandola. Quando la madre torna l'accolgono festosamente, cercando il contatto stretto con lei, per poi ritornare tranquillamente a giocare. Si dimostrano felici di essere vicino alla madre, ma anche capaci di stare da soli. Le madri, osservate lungamente nell'interazione con il bambino a casa, dimostrano di essere più sensibili delle altre ai segnali e alle comunicazioni dei loro bambini. Il piccolo che sa di poter contare sulla madre e di avervi facile accesso, finché è presente può dedicarsi all'esplorazione di un ambiente nuovo; quando essa scompare il comportamento di attaccamento momentaneamente prevale su quello esplorativo, ma subito dopo il piccolo si rassicura e riprende ad esplorare certo del ritorno della madre.


ATTACCAMENTO INSICURO-EVITANTE (bambino 2)

Il comportamento dei bambini con attaccamento insicuro-evitante esposti alla Strange Situation è descritto come segue: ha scarso o nessun disagio alla separazione dalla madre, continuando ad esplorare attivamente. Al suo ritorno l'hanno evitata e ignorata scostandosi, guardando altrove e rifiutando il contatto prima di tornare ad esplorare l'ambiente. In casa le madri rifiutavano attivamente il comportamento di attaccamento allontanando il bambino in risposta alle sue richieste di avvicinamento. Questi bambini hanno sperimentato più volte la difficoltà ad accedere alla figura di attaccamento e hanno progressivamente imparato a farne a meno, concentrandosi sul mondo inanimato piuttosto che sulle persone. L'allontanamento rappresenta quindi una strategia adattiva, che permette di mantenere pur sempre una certa relazione con la figura di attaccamento proprio imparando a contare su sé stessi e stando distanti. In situazioni di bisogno estreme, l'attaccamento insicuro-evitante può peraltro associarsi anche alla strategia opposta della vicinanza. In questi casi si tratterà  per il soggetto di ottenere vicinanza da un altro che egli costruisce come assolutamente rifiutante, per cui la prossimità dovrà essere estorta o imposta con un controllo serrato, mirando a "possedere" l'altro, più che a stare con lui, nella convinzione che l'altro non lo accetterebbe mai, potendo scegliere.
Questi bambini, una volta diventati adulti, cercheranno di contare solo su sé stessi, di non riconoscere in sé nessuna debolezza e non richiedere mai il soccorso degli altri. Tenteranno di organizzare la propria esistenza facendo a meno dell'amore e del sostegno altrui e mirando all'autosufficienza assoluta; spesso questa apparente sicurezza si sfalderà drammaticamente davanti ad eventi altamente stressanti.

ATTACCAMENTO INSICURO-AMBIVALENTE O RESISTENTE (bambino 3)

Questi bambini rispondono alla separazione dalla madre con grande sofferenza, ma al suo ritorno non sembrano confortati, continuando a mostrare disagio e non riescono a riprendere l'esplorazione; esprimono rabbia, combinata o alternata alla ricerca di contatto; le madri non sono particolarmente rifiutanti, ma insensibili ai segnali e imprevedibili nelle risposte. Rabbia e accondiscendenza si alternano nei confronti di una figura di attaccamento imprevedibile, che non si sa come controllare e conquistare, ma della quale non si riesce a fare a meno. L'imprevedibilità della figura di attaccamento diviene così imprevedibilità del piccolo stesso e più in generale della loro relazione. Il filo conduttore che caratterizza le relazioni fra questi bambini e genitori è la vicinanza insoddisfacente e imprevedibile. I bambini vivono con ansia i rapporti affettivi: in particolare le separazioni e spesso anche gli eccessivi avvicinamenti. Ai grandi chiedono continue prove d'affetto, che non bastano mai a tranquillizzarli. I piccoli dubitano delle proprie capacità di affrontare situazioni difficili o problematiche senza l'appoggio degli altri, si sentono sprovveduti in un mondo complicato e pericoloso. Quando incontrano persone che dimostrano le capacità di proteggerli e di occuparsi di loro, interpretano queste relazioni come patti di solidarietà contro la solitudine, piuttosto che come basi di un rapporto reciproco tra pari.

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13/6/2013

10 regole d'oro per chi soffre d'insonnia

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Ecco 10 regole importanti per chi soffre d'insonnia:
  1. Andate a dormire solo quando vi accorgete di essere assonnati e di far fatica a tenere gli occhi aperti. In tal modo si rafforza l'associazione tra letto e sonno. E' meglio andare a letto alle 3 di notte per addormentarsi alle 3 e 5 minuti che andare a letto a mezzanotte per addormentarsi alle 3.
  2. Usate il letto solo per dormire. Il letto deve essere associato al dormire. Eliminare dalla camera tutto ciò che non riguarda il sonno: telefono, tv, sigarette, ecc. C'è un luogo per ogni cosa.
  3. Non restate mai a letto svegli per più di 20 minuti. Se non riusciamo ad addormentarci in una ventina di minuti, bisogna alzarsi ed andare in un'altra stanza. Il letto va associato al sonno, non a una lunga attesa del sonno, magari trascorsa rigirandosi e innervosendosi. In secondo luogo, è utile imparare a riconoscere i veri indizi del sonno imminente. Possono capitare notti in bianco, senza sonno, dove si fa mattina senza dormire...non sono un dramma.
  4. Se vi svegliate nel corso della notte, non indugiate troppo a lungo in attesa di riprendere sonno, ma alzatevi ed andate in un'altra stanza. Cosa vuol dire troppo a lungo? Gli studiosi dicono 15 minuti. Conviene guardare ai risvegli notturni non come a del tempo da ingannare, ma a del tempo di cui fare un uso piacevole o anche utile.
  5. Alzatevi sempre alla stessa ora. Nessuno di noi ha il potere di regolare l'orario dell'inizio del sonno. Possiamo però regolare l'orario del risveglio: dunque orario di sveglia fisso, orario di addormentamento variabile. Mantenere costante l'ora del risveglio aiuterà a ri-sincronizzare l'orologio che guida il ciclo sonno - veglia e quindi a ri-sincronizzare anche, a poco a poco, il momento dell'addormentamento.
  6. Niente sonnellini durante il giorno. Il sonnellino pomeridiano è un lusso che possono permettersi coloro che dormono bene, ma non coloro che dormono male o che soffrono d'insonnia.
  7. Non praticate attività fisica o mentale impegnativa prima di coricarvi. Un esercizio fisico molto intenso, se eseguito poco prima di andare a dormire, quasi sicuramente ritarderà l'addormentamento. La buona regola, anche in questo caso, è di attendere i segnali della sonnolenza prima di coricarsi. Attenzione: i segnali della sonnolenza, non quelli della stanchezza.
  8. La sera evitate l'uso di caffè, nicotina, alcol e cibi pesanti.
  9. Se assumete farmaci per dormire da più di un mese, consultatevi con il vostro medico e programmate con lui una strategia per ridurli gradualmente. I sonniferi possono essere utili se usati occasionalmente, non in modo prolungato.
  10. Se avete dei pensieri che potrebbero togliervi il sonno, trovate un luogo e un tempo per ragionarvi sopra, ma fate in modo che quel luogo non sia il letto e che quel tempo non coincida con l'addormentamento. E' ingenua la convinzione che si possa esercitare un dominio così ferreo sulla propria mente da poter chiudere fuori della porta i pensieri non desiderati. Di norma, se abbiamo un pensiero, prima o poi lo dobbiamo prendere in esame. Il senso della regola è di imparare a non portare con sé a letto preoccupazioni e dolori, perché ci sono momenti adatti per affrontarli prima.

Bibliografia:
E. Sanavio - "Come vincere l'insonnia" - Giunti

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2/6/2013

Cosa genera e mantiene un disturbo alimentare...in parole semplici

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Vorrei provare a spiegare in parole semplici e comprensibili cosa genera e cosa mantiene un disturbo alimentare (escludendo il disturbo da alimentazione incontrollata che merita un discorso a sé) anche ai non addetti ai lavori. Parlo di disturbi alimentari perché è ormai accettata l'ipotesi trans-diagnostica per cui una persona, nell'arco della vita, può passare da un disturbo all'altro (più spesso da una fase anoressia ad una bulimica).
Iniziamo il "percorso". Generalmente la persona che soffrirà poi di un disturbo alimentare ha un'idea di sé come fortemente inadeguata e, per far fronte a questo disagio (spesso vera e propria sofferenza), cerca di essere perfetta (alti standard, intolleranza dell'errore) al 100%, non basta 99% perché equivale a 0 (pensiero bianco o nero), per ottenere ciò deve, con enorme fatica, tenere il più possibile sotto controllo tutti gli aspetti della propria vita, pena sentirsi fortemente inadeguata. Questo è il substrato di partenza, la vulnerabilità iniziale creata dallo stile familiare dove passa il messaggio: perfetta uguale voluta bene. A questo punto, per puro caso, può capitare che la persona venga criticata sul peso da un elemento significativo della cerchia sociale, un abito che non entra più, una taglia richiesta in un negozio che non va più bene cosicché, questa persona, inizia a focalizzare tutto il controllo sul cibo, sul peso e sulle forme corporee (a questo punto la prestazione per essere perfetta riguarda il peso). E' in questo momento che magari si inizia una dieta, anche prescritta da un professionista a volte, ed ecco che comincia la restrizione alimentare (con idee perfezioniste: devo diminuire di peso sempre, non sono ammesse debolezze, un biscotto mangiato è un fallimento esattamente come mangiarne un sacchetto, ecc.). La restrizione porta però ad affamarsi, a pensare di più al cibo con conseguente aumento dell'ansia perché il cibo è pericoloso (rappresenta la perdita del controllo con conseguente perdita di autostima) e quindi arriva inevitabile l'abbuffata con successivi sensi di colpa e disgusto verso sé stessi. Cosa fare a questo punto? Ripromettersi di non mangiare più, di non cedere più, restringere di nuovo insomma, ed ecco che il ciclo si ripete. Unito a questo processo che porta a quelle che si chiamano abbuffate alimentari, ne esiste un altro dovuto alla vulnerabilità emotiva di cui spesso soffrono queste persone. Per vulnerabilità emotiva si intende la presenza di un livello di attivazione emotiva di base più alto, che comporta una più alta facilità di sperimentare picchi emotivi sgradevoli unito ad un più lento ritorno allo stato di base. Ciò fa si che, nelle persone con disturbi alimentari, ci sia una minore gestione delle emozioni che danno luogo spesso ad abbuffate emotive questa volta per gestire le emozioni sgradevoli: rabbia, ansia, vuoto...

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23/5/2013

Parent training: come intervenire correttamente sul comportamento di un bambino (part. 3)

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Part. 1     -     Part. 2
PUNIZIONE

Ignorare i comportamenti inadeguati non gravi
Togliere l'attenzione, quindi ignorare i comportamenti inadeguati di scarsa intensità o comunque non gravi può essere utile per farli scomparire. Spesso il bambino assume questi comportamenti per attirare l'attenzione dell'adulto. Spesso, trascurando questo tipo di comportamenti, ignorandoli del tutto, l'adulto otterrà inizialmente di vedere crescere la frequenza con cui compaiono, ma ne verificherà poi un rapido calo e spesso anche la completa scomparsa.
Il comportamento selezionato va però sempre ignorato, anche quando diventa molto disturbante; se, anche una sola volta, il bambino otterrà di nuovo il risultato da lui desiderato assumendo la stessa condotta, il procedimento rischierà di perdere la sua efficacia. Importante è anche tenere conto di quale potrebbe essere l'andamento atteso della situazione considerata: da quando l'adulto deciderà di ignorare il comportamento inadeguato, potrà verificarsi una forte crescita della frequenza di comparsa dovuta al fatto che il bambino, non ottenendo subito lo scopo, riproverà più volte la condotta che in passato aveva successo; se l'adulto manterrà il proprio proposito di coerenza, il bambino smetterà progressivamente di utilizzare una sequenza ormai inefficace. A questo punto, per rendere più efficace il processo, l'adulto dovrà fornire al bambino l'esempio di una modalità corretta di comportamento da sostituire alla condotta inadeguata.

Punire i comportamenti inadeguati
Di fronte a comportamenti gravemente negativi, è possibile pensare di utilizzare sistemi di punizione più severi rispetto a quelli menzionati. La punizione deve consistere in qualcosa di sgradevole per il bambino. Per ottenere una maggiore efficacia la punizione dovrebbe essere in stretto legame con l'azione negativa: quando possibile è utile punire il bambino che abbia rotto qualcosa facendogliela aggiustare o rimettere in ordine, oppure punire il bambino che abbia aggredito un amico obbligandolo ad aiutarlo o a fare alcune cose per lui, sostanzialmente ad "avere cura" di lui per un periodo stabilito. E' del tutto scorretto che durante la punizione l'adulto assuma un atteggiamento aggressivo. La punizione viene applicata principalmente allo scopo di evitare che il comportamento inadeguato si ripresenti, ma per ottenere ciò si deve fornire al bambino un'alternativa comportamentale.
La punizione, se ritenuta necessaria, deve essere:
- priva di aggressività
- psicologicamente neutra e non tale da essere un attacco alla persona
- immediata, per vincolarsi strettamente all'azione ritenuta inadeguata
- proporzionale alla gravità dell'azione compiuta e non al fastidio procurato
- facilmente applicabile e inevitabile per il bambino
- legata al comportamento inadeguato e con esso incompatibile

Bibliografia:
C. Cornoldi, T. De Meo, F. Offredi, C. Vio - "Iperattività e autoregolazione cognitiva" - Erickson

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14/5/2013

Parent training: come intervenire correttamente sul comportamento di un bambino (part. 2)

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Part. 1     -     Part. 3
I CONTRATTI COMPORTAMENTALI

I contratti comportamentali, stipulati tra adulto e bambino, prevedono la stesura cooperativa di un vero e proprio contratto che definisca in modo esplicito i termini da rispettare. La partecipazione del bambino nell'individuazione dei termini dell'accordo e nella stesura del contratto stesso garantisce la comprensione dei termini e la motivazione del bambino a dimostrare di essere in grado di mantenere ciò che è stabilito.
Si devono rispettare alcune regole:
  • L'individuazione dei comportamenti - obiettivo deve essere frutto di genuina collaborazione fra adulto e bambino se si vuole che quest'ultimo si senta realmente motivato al raggiungimento dei traguardi posti.
  • I comportamenti richiesti dovrebbero essere semplici
  • Le gratificazioni scelte devono essere motivanti per il bambino ed effettivamente disponibili nei termini definiti.
  • Il contratto può includere più comportamenti, fra i quali almeno uno deve essere già alla portata del bambino, che sarà tanto più motivato a seguirne i termini se potrà accedere fin dall'inizio a una qualche gratificazione.

LA GRATIFICAZIONE A PUNTI

Questo tipo d'intervento prevede una definizione di contingenze comportamentali con la possibilità per il bambino di guadagnare o perdere punti in base alla correttezza del suo comportamento; tali punti possono poi venire convertiti in gratificazioni tangibili con ritmo giornaliero, settimanale o sulla base di un punteggio criteriale.
La costruzione di un sistema di gratificazione a punti richiede i seguenti passi:
  • La scelte delle azioni - obiettivo: può riguardare sia prestazioni scolastiche, sia specifici comportamenti.
  • L'individuazione del metodo per calcolare il punteggio: si possono usare piccoli gettoni, o stelline da apporre su un'apposita scheda suddivisa per giorni, o un altro sistema meglio se di tipo grafico.
  • L'accordo sul valore, in termini di punti, del corretto perseguimento dell'obiettivo: azioni che richiedano più tempo di lavoro o maggior impegno ed energie devono essere convertite in cifre superiori.
  • La selezione dei premi ottenibili in base all'accumulo dei punti: si tratta di una lista di privilegi, azioni o oggetti che deve essere concordata. E' possibile stabilire gratificazioni raggiungibili con punteggi diversi e stabilire le regole per la conversione dei punti in premi. E' opportuno includere premi che siano facilmente raggiungibili in termini di accumulo di punteggio, per evitare una iniziale demotivazione del bambino.
  • La scelta di utilizzare solo una procedura di accredito o di introdurre parallelamente una strategia tipo costo della risposta, che pone il bambino nella condizione di poter anche perdere punti nel caso in cui attui determinati comportamenti inadeguati.

Bibliografia:
C. Cornoldi, T. De Meo, F. Offredi, C. Vio - "Iperattività e autoregolazione cognitiva" - Erickson

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8/5/2013

Qual è l'utilità dei sintomi fisici dell'ansia?

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Iniziamo col dire che l'ansia ha una funzione adattativa, è l'emozione in grado di preparare l'organismo ad affrontare un pericolo (reale o percepito come tale) e ad approntare il comportamento di risposta all'evento, la fuga o l'attacco. Quanto maggiore sarà la posta in gioco tanto maggiore sarà l'intensità dei meccanismi preparatori. Anche il fattore tempo ha la sua importanza: maggiore, infatti, sarà l'incombere della minaccia tanto più elevata sarà la risposta preparatoria.
Le accresciute necessità energetiche dell'organismo, correlate al fronteggiamento, vengono soddisfatte mediante un apporto aumentato di ossigeno, carburante indispensabile per le reazioni energetiche. La necessità di un maggior apporto di ossigeno viene assicurata dall'aumento della frequenza respiratoria e dalla dilatazione bronchiale, con conseguente sensazione di fame d'aria. In seguito, la maggior assunzione di ossigeno, non accompagnata a un suo maggior consumo, porta ad un aumento della pressione dell'ossigeno con conseguente sbilanciamento della pressione dell'anidride carbonica. Tale situazione comporta l'instaurarsi di meccanismi di compenso, tra cui la vasocostrizione cerebrale, responsabile della sensazione di capogiro, perdita dei sensi, squilibrio. Al cuore spetta il compito di fornire il maggior apporto sanguigno ai tessuti implicati nella risposta, mediante l'aumento della gittata cardiaca, responsabile della sensazione di tachicardia, palpitazioni, costrizione faringea e oppressione precordiale, assai simile a quella avvertita nei casi di coronaropatia. La dilatazione pupillare permette alla luce di colpire con maggior intensità la retina allo scopo di consentire all'organismo attivato una visione più acuta di ciò che si appresta a succedere. Il maggior ingresso di luce causato dalla midriasi può spiegare in parte l'interpretazione di depersonalizzazione e derealizzazione avvertita, ed erroneamente interpretata come segno di imminente dissoluzione mentale (paura d'impazzire). La vasocostrizione periferica cutanea permette di dirottare maggiori quantità di sangue verso gli organi più importanti per la risposta e determina la contrazione dei muscoli piliferi con conseguente piloerezione e pelle d'oca. E spiega anche l'aspetto pallido della cute di chi è in preda alla paura. La muscolatura liscia del tratto gastrointestinale viene inibita in quanto ben si comprende come in un'ottica di ergonomizzazione ed economizzazione energetica, i processi legati alla digestione vengano posti in secondo piano. La sensazione di tensione o crampi addominali può spiegarsi in tal senso. Vescica e ampolla rettale vanno incontro allo svuotamento per contrazione dei rispettivi muscoli detrusori. Ciò va inteso nel senso finalistico di eliminazione dei pesi superflui che possono gravare sul corpo in lotta o in veloce fuga dal nemico. Così si spiegano gli episodi di diarrea. La salivazione diminuisce notevolmente, causando la sensazione di secchezza delle fauci. Il tono muscolare aumenta ponendo, quindi, i muscoli in un miglior stato attitudinale alla pronta ed efficacie risposta. il tremore delle estremità può essere inquadrato proprio nello stato di tensione preparatoria che il sistema muscolare subisce ma può essere erroneamente interpretato come inizio di un grave stato di malattia. L'incremento secretorio dei potenti neuromediatori, adrenalina e noroadrenalina, media i fenomeni sin qui descritti e comporta anche una maggiore attivazione, a livello centrale, cerebrale, con conseguente attivazione dell'attenzione, accelerazione del pensiero, talora sensazione di depersonalizzazione e derealizzazione, modificazione della percezione delle distanze, tremori e parestesie. Tutte sensazioni che contribuiscono al falso allarme e alla credenza di morte o grave pazzia incombente.

Bibliografia:
S. Sassaroli, R. Lorenzini, G.M. Ruggiero - "Psicoterapia cognitiva dell'ansia" - Raffaello Cortina Editore

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1/5/2013

Parent training: come intervenire correttamente sul comportamento di un bambino (part. 1) 

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Part. 2     -     Part. 3
In linea di massima, prima di qualsiasi intervento, è bene fare una scelta accurata di quali siano i comportamenti inadeguati, porsi nell'ottica di incrementare la comparsa dei comportamenti corretti piuttosto che far decrescere i comportamenti inadeguati infine usare l'anticipazione, ricordando al bambino, prima delle attività, quale comportamento gli viene richiesto e quale gratificazione potrebbe conseguire con una condotta adeguata.

LA GRATIFICAZIONE

Se un individuo, comportandosi in un certo modo, riesce ad ottenere una gratificazione, è più probabile che manifesti ancora quel comportamento.

La strategia di gratificare azioni corrette, presenti nel repertorio del bambino con scarsa frequenza, appare essere il necessario completamento, e in molti casi una valida alternativa, alla punizione e ai sistemi volti a far scomparire azioni non desiderabili. Naturalmente le informazioni chiare sono utili al bambino anche in caso di premi e non solo di punizioni: chiarendo esattamente al bambino quale sia l'azione che si intende premiare, si rende ancor più agevole e diretto il processo di gratificazione.

Evitare le false gratificazioni
Sono quelle situazioni in cui le parole sembrano quelle di una gratificazione ma il tono, la prosodia e l'espressione facciale rivelano tutta la nostra irritazione. Il messaggio non verbale è molto più diretto e al bambino sarà quindi subito chiaro che lo stiamo rimproverando.

Quando gratificare il bambino
Il bambino va gratificato subito dopo aver mostrato il comportamento corretto che abbiamo individuato come oggetto di gratificazione sistematica, e ogniqualvolta ciò accada. Per essere sicuri di poter gratificare ogni comparsa dell'azione positiva, è più opportuno selezionare solo pochi comportamenti, da 2 a un massimo di 7 o 8.

Che tipo di gratificazione usare
Le gratificazioni perdono efficacia nel tempo, causando una sorta di assuefazione nel bambino: è quindi utile aver presente un'ampia serie di premi da poter utilizzare in modo alternativo. Quali premi includere nella lista delle gratificazioni di ogni bambino dipende strettamente da ciò che il bambino ama fare o possedere. In generale, il bambino è più sensibile a premi che includano privilegi e attività gradite, più che a gratificazioni tangibili, e in ogni caso il premio andrebbe sempre accompagnato da parole di incoraggiamento e di gratificazione di tipo affettivo e sociale.

Bibliografia:
C. Cornoldi, T. De Meo, F. Offredi, C. Vio - "Iperattività e autoregolazione cognitiva" - Erickson

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15/4/2013

Errori di ragionamento che mantengono lo stato depressivo

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Le convinzioni negative su di Sé, sul mondo e sul futuro (triade di Beck) spesso dipendono da modi sbagliati di osservare la realtà e di ragionare. Gli errori di ragionamento iniziano spesso nell'infanzia, anche per l'influenza dei comportamenti dei genitori, e sono attivati da eventi e situazioni stressanti.
I principali errori sono:
  1. Pensare in bianco e nero: capita quando vedi la realtà senza sfumature, in termini di tutto o nulla, di sempre e mai. Chi ragiona così, se subisce un atto sleale, può concludere che il mondo è un posto sempre insicuro e che non ci si può fidare di nessuno. Oppure è portato a concludere che chi ha fatto qualcosa di sbagliato è completamente incompetente o totalmente immorale.
  2. Generalizzare: fai attenzione a quanto spesso usi parole come sempre, mai, tutti, tutto, nessuno, niente. Chiediti se la situazione è davvero così estrema.
  3. Filtrare mentalmente la realtà: filtri la realtà quando pensi solo ai tuoi punti deboli e trascuri i tuoi punti di forza, quando ti concentri solo su un dettaglio e ignori gli indizi diversi.
  4. Sminuire: capita quando svaluti o squalifichi gli aspetti positivi di un'esperienza. E' solo fortuna, era troppo facile, ecc.
  5. Personalizzare: succede quando senza ragione attribuisci a te stesso tutta la colpa di qualcosa che è andato male.
  6. Ingigantire, catastrofizzare: spesso pensiamo che un evento avrà per noi conseguenze più gravi di quelle reali. Spesso esageriamo l'importanza dei nostri errori e insuccessi.
  7. Giudicare in base alle emozioni: succede quando dai per scontato che le emozioni che provi riflettano esattamente i fatti. "Mi sento giù, quindi le cose vanno sicuramente male".
  8. Leggere la mente, interpretare: succede quando dai per scontato di sapere cosa pensa un altro senza chiederlo a lui o ad altri.
  9. Fare l'oracolo: o predire con certezza un futuro incerto.
  10. Dare eccessiva importanza al passato: lo fai quando ritieni che se hai sbagliato in passato, sarai destinato comunque a sbagliare anche in futuro.
Gli errori di ragionamento portano spesso a un eccessivo pessimismo che è causa e conseguenza di uno scarso senso di autoefficacia.
Bisogna anche guardarsi da schemi di valutazione della realtà o pretese eccessive. Possono per lo più essere sintetizzate con il neologismo "doverizzazioni" e possono portare sia agli errori di ragionamento sia a non reagire in modo costruttivo alle difficoltà del mondo e ai propri difetti. Se ti dici che devi fare una cosa, cioè se esigi assolutamente di riuscire a fare qualcosa, è più facile che si presenti un'ansia eccessiva che ti rende meno efficiente; se non ci riesci, è poi più facile che ti possa demoralizzare e anche deprimere. Se pensi che qualcuno deve assolutamente fare qualcosa, cioè se pretendi che lo faccia, con ogni probabilità riuscirai a essere meno efficace nell'ottenerlo e, se non lo farà, andrai più facilmente incontro a collera e risentimento.

Bibliografia:
P. Morosini, D. Piacentini, D. Leveni, G. McDonald, P. Michielin - "La depressione che cosa è e come superarla" - Avverbi edizioni

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9/4/2013

Cos'hanno in comune ansia e nebbia?

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Immaginate la scena di un film horror...un uomo solo di notte circondato dalla nebbia...in lontananza si sentono rumori che possono essere provocati da un mostro che presumibilmente ha cattive intenzioni. Come si sentirà il poveretto? Molto agitato come minimo, ma anche in trappola: cosa fare? Non sa chi deve affrontare e, anche volendo scappare, da che parte?
A quel punto al nostro protagonista non resta che accovacciarsi, nascondersi sotto un cespuglio...ammesso che ci sia, è sperare che qualcosa accada. Questo è quello che succede alle persone che soffrono di disturbi d'ansia, si sentono come il personaggio di questa vicenda: hanno paura di qualcosa, si preoccupano ma non sanno bene di cosa e, soprattutto, rimangono "intrappolati" perché non sanno come uscire dalla situazione. Ma continuiamo la nostra storia, nel momento in cui tutto sembra senza soluzione, ecco che all'uomo vengono in mente le parole di un uomo saggio del paese il quale diceva: "Quando hai paura di qualcosa, immagina la cosa peggiore che può succedere e preparati ad affrontarla". Così fa il nostro protagonista, mentre è nascosto si immagina un mostro terribile e fortissimo e anche un modo per sconfiggerlo. In un attimo, mentre fa questa operazione, come per magia, ecco che la nebbia si dirada...diventa foschia...e si possono percepire le sagome, non ben distinte ma è già qualcosa. Ora cosa può fare l'uomo? Sa dov'è il mostro e quindi ha due possibilità: scappare a gambe levate nella direzione opposta oppure andare verso il nemico, vederlo bene in faccia e capire una volta per tutte con chi ha a che fare. Cosa farà? Se scapperà non risolverà il suo problema perché la prossima volta che si troverà nella medesima situazione avrà di nuovo paura; se invece lo affronterà potrà rendersi conto se è il caso di scappare, ma questa volta sapendo bene con chi avrà a che fare e quindi potrà preparasi al meglio per l'eventuale futura battaglia, o se invece basta un colpetto per averne la meglio. Voi cosa fareste?
Questo è quello che si dovrebbe fare per superare l'ansia: ascoltare le parole del saggio (sarà anche uno psicoterapeuta?...Mah) e poi affrontare una volta per tutte la situazione che ci spaventa perché continuare ad evitarla non ci permetterà di conoscere la verità e di confutare le nostre credenze!

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