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Spesso le persone sono abituate a pensare in "bianco o nero", dividono la realtà nei due opposti semplificando la complessità e l'ambiguità di certe situazioni, scelte, visione degli altri e del mondo. Questo modo di pensare si chiama pensiero dicotomico.
Chi lo utilizza, crede che le cose siano giuste o sbagliate, le persone sono amiche o nemiche, gli altri ci amano o ci odiano, le giornate sono splendide o da buttare, siamo belli o brutti, abbiamo ragione o torto, le cose sono perfette o fanno schifo, se non è un successo è un fallimento, si vince o si perde e così via in tanti altri ambiti. Il pensiero dicotomico riduce il caos, l'ambiguità, il complesso e schematizza, semplifica a volte banalizza in sole due categorie contrapposte e spesso in conflitto. Il pensiero dicotomico è una delle tante distorsioni cognitive o bias che possono danneggiare il nostro modo di pensar se non ce ne rendiamo conto; come tutti i bias ha, da un lato, un vantaggio: riduce lo sforzo necessario a pensare e ci rende più veloci nel trovare soluzioni, ma dall'altro, se usato male, ci può portare a soffrire, a rovinare o chiudere relazioni, a non sfruttare la complessità della realtà perché ci fa scartare tutti gli elementi non congruenti coi due poli, che invece andrebbero considerati. Spesso siamo portati ad usare concetti dicotomici: destra e sinistra, pace e guerra, maschio e femmina, città e campagna, oriente e occidente, pubblico e privato, giovane e vecchio, nuovo e usato, salute e malattia, ragione ed emozione e così via tanti altri. Ma questi concetti dicotomici sono solo i due poli di un continuum che va dall'uno all'altro con tante sfumature nel mezzo che vanno tenute presenti. Abituiamoci a vedere la realtà in sfumature di grigio piuttosto che in bianco e nero: quando qualcosa o qualcuno ci sembrano completamente bianchi, cerchiamo un po' di nero e, viceversa, quando ci sembrano completamente neri, cerchiamo un po' di bianco.
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Spesso le persone che soffrono di disturbi d'ansia non sono consapevoli di mettere in atto processi mentali o comportamenti che fanno si che il loro problema si mantenga anziché risolversi. Esistono alcuni macroprocessi che ora andrò a descrivere responsabili di questo fenomeno.
Bibliografia: S. Sassaroli, R. Lorenzini, G.M. Ruggiero - "Psicoterapia cognitiva dell'ansia" - Raffaello Cortina Editore Le convinzioni negative su di Sé, sul mondo e sul futuro (triade di Beck) spesso dipendono da modi sbagliati di osservare la realtà e di ragionare. Gli errori di ragionamento iniziano spesso nell'infanzia, anche per l'influenza dei comportamenti dei genitori, e sono attivati da eventi e situazioni stressanti.
I principali errori sono:
Bisogna anche guardarsi da schemi di valutazione della realtà o pretese eccessive. Possono per lo più essere sintetizzate con il neologismo "doverizzazioni" e possono portare sia agli errori di ragionamento sia a non reagire in modo costruttivo alle difficoltà del mondo e ai propri difetti. Se ti dici che devi fare una cosa, cioè se esigi assolutamente di riuscire a fare qualcosa, è più facile che si presenti un'ansia eccessiva che ti rende meno efficiente; se non ci riesci, è poi più facile che ti possa demoralizzare e anche deprimere. Se pensi che qualcuno deve assolutamente fare qualcosa, cioè se pretendi che lo faccia, con ogni probabilità riuscirai a essere meno efficace nell'ottenerlo e, se non lo farà, andrai più facilmente incontro a collera e risentimento. Bibliografia: P. Morosini, D. Piacentini, D. Leveni, G. McDonald, P. Michielin - "La depressione che cosa è e come superarla" - Avverbi edizioni |
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Blog del Dr. Fabio Boccaletti - Psicologo e PsicoterapeutaCategorie
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