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Ho deciso di scrivere un mio pensiero riguardo una delle tante domande che, spesso, le persone si fanno prima di chiedere un aiuto psicologico ad un professionista: "qual è il giusto prezzo da pagare per una seduta di psicoterapia o per una consulenza psicologica?". Rispondere a questa domanda presuppone prendere in considerazione una serie di fattori importanti, cercherò di toccarne alcuni senza la pretesa di essere esaustivo in merito, ma di far riflettere su quelli che mi sembrano i più importanti. Prima di tutto dobbiamo pensare che siamo di fronte ad un professionista che, se anche utilizza "solo" parole e quindi non si vedono strumenti o macchinari particolari come può capitare in una visita medica, sta comunque lavorando. La parola è lo strumento dello psicologo, il suo bisturi, il suo stetoscopio, la sua vanga, ecc. Una seduta di un'ora (il caso più frequente) non è come una chiacchierata al bar, non si ricevono solo consigli come può dare il buon amico o la pacca sulla spalla perché, se così fosse, non esisterebbe la psicoterapia: una persona che si rivolge ad uno psicoterapeuta, in genere, ha già provato tutte le altre soluzioni senza risultati (e quindi consigli di amici e parenti, rassicurazioni varie, visite mediche, trattamenti alternativi, ecc.). Per lo psicoterapeuta, scegliere di dire una parola piuttosto di un'altra, in un momento particolare, scegliere di tacere o di fare un gesto invece di un altro, è faticoso e porta via energie: durante una seduta è necessario un continuo monitoraggio di sé stessi e del paziente.
Secondo, chi ha il titolo di psicologo è un professionista che ha preso una laurea, ha fatto un tirocinio e ha superato un esame di stato. Chi poi è anche psicoterapeuta ha fatto un'ulteriore scuola di specializzazione di almeno quattro anni, ancora un tirocinio e un esame di specializzazione, quindi nessuno può improvvisarsi tale da un giorno all'altro. Molti, spesso, si credono psicologi perché sanno ascoltare, dare consigli ma un conto è pensare di esserlo e un conto è avere la preparazione per esserlo. Un percorso di questo tipo, con le conseguenti competenze acquisite, va riconosciuto nella parcella...credo. Senza considerare che qualcuno ha svolto ulteriori corsi di formazione. Fatte queste premesse, è evidente che chi si "svende" a poco prezzo o si sta svalutando o, più frequentemente, non sta facendo quello per cui lo stiamo pagando, stiamo facendo una chiacchierata "al bar". Su internet spesso si possono trovare pacchetti di 7-8 sedute a 30€ o simili, qui è chiaro che siamo di fronte ad una truffa, ad una persona che non sa qual è la fatica di una seduta di psicoterapia e quindi 30€ per qualche chiacchierata sono più che sufficienti. Diffidare sempre di chi non dà un giusto valore al lavoro che sta facendo e, soprattutto, controllare sempre che la persona, a cui stiamo affidando la nostra salute, sia un professionista iscritto all'albo (Albo nazionale degli psicologi) e quindi con la preparazione e i titoli giusti per aiutarci. Detto questo meglio spendere qualche euro in più, ma sicuri di essere in mano ad un professionista, che spendere poco e buttare i soldi, nella migliore delle ipotesi, o farvi addirittura del male nella peggiore. Per orientarvi meglio: tariffario dell'ordine nazionale degli psicologi.
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Le persone con disturbo dissociativo complesso hanno un'organizzazione dissociativa della loro personalità che risulta composta da due o più parti dissociative, ciascuna con risposte, sentimenti, pensieri, percezioni, sensazioni fisiche e comportamenti sue proprie e, almeno in parte, differenti. Queste parti (non importa quanto vengano sentite come separate) non sono altre "persone" o "personalità complete", ma piuttosto delle manifestazioni del modo in cui la tua singola personalità è organizzata. La persona è una sola, anche se è comprensibile che non sempre si senta in tal modo.
Sebbene ogni persona possa avere alcuni tratti distintivi delle sue parti dissociative, vi sono alcune tipiche somiglianze in comune nel funzionamento di base delle parti. Quando una persona è stata traumatizzata, la sua personalità si è in genere organizzata in almeno due tipi di parti, basate su funzioni specifiche. Il primo tipo di parte è focalizzato sulla gestione della vita quotidiana e l'evitamento dei ricordi traumatici, mentre il secondo tipo è bloccato nelle esperienze traumatiche passate ed è focalizzato sulla difesa di fronte alla minaccia. La parte della personalità che funziona nella vita quotidiana spesso comprende la porzione maggiore della personalità. Questo tipo di parte di solito evita di avere a che fare con, o persino di riconoscere, altre parti, sebbene ne possa comunque subire l'influenza in vari modi. Questa parte tende a evitare situazioni o esperienze che possano evocare ricordi traumatici. Mentre la parte che affronta la vita di ogni giorno è evitante, almeno un'altra parte, e di solito più di una, resta "incastrata", bloccata nei ricordi traumatici e pensa, sente, percepisce e agisce come se tali eventi fossero ancora in corso o fossero in procinto di accadere nuovamente. Queste parti sono tipicamente bloccate nella ripetizione di comportamenti che sono protettivi in caso di minaccia, anche quando non sono appropriati per il momento presente. Queste parti sono spesso altamente emotive, non molto razionali, limitate nella capacità di pensare e percepire, non orientate nel tempo presente e si sentono sfinite e sopraffatte. Vivono primariamente nel "tempo del trauma". Anche quando le parti sono a conoscenza della loro reciproca esistenza, spesso non sono in accordo tra loro sulle questioni che sono importanti per la persona nel suo complesso. Uno degli obiettivi della terapia è imparare a sviluppare le abilità necessarie per far accordare tra loro le parti. La maggioranza delle parti dissociative influenzano la tua esperienza dall'interno piuttosto che esercitare un completo controllo (come può essere in un DDI). Vi sono diversi tipi caratteristici di parti della personalità che restano bloccate nel tempo del trauma. Queste parti sono rappresentazioni di conflitti ed esperienze abituali che tendono ad essere difficili da integrare. Parti giovani e bambine (parti ferite). Queste parti spesso contengono e trattengono ricordi traumatici, emozioni o sensazioni angosciose, dolorose, ma talvolta hanno anche ricordi positivi. Queste parti esprimono tipicamente sentimenti di desiderio, di solitudine, di dipendenza e di bisogno di consolazione, aiuto e sicurezza insieme a sfiducia e timore del rifiuto e dell'abbandono. E' del tutto naturale e comprensibile che le persone che sono state trascurate o abusate vivano queste esperienze di bisogno. Allo stesso modo è piuttosto comune che altre parti di sé trovino questi normali bisogni ripugnanti o pericolosi, visto che in passato hanno avuto esperienze negative nell'esprimere quello che volevano o di cui avevano bisogno. Perciò alcune parti della personalità rifiutano le parti "bisognose" e ritengono che sia meglio non avere bisogni e contare solo su sé stessi. Questa situazione innesca un tipico conflitto interno tra parti che sono bisognose e parti che provano paura o repulsione per tali bisogni. Parti che imitano le persone che vi hanno fatto del male (parti difensive). Di solito vi sono parti della personalità piene di rabbia e collera che sono difficili da accettare e che vengono vissute da altre parti come terrorizzanti. Queste parti umiliano, minacciano o puniscono altre parti interne oppure possono dirigere la loro rabbia verso altre persone nel mondo esterno. Nonostante il comportamento di queste parti possa essere piuttosto spaventoso e vergognoso, tanto quanto inaccettabile, è importante capire che queste parti hanno delle buone ragioni per esistere. In origine si sono sviluppate per proteggerti, contenendo le molte esperienze angosciose di rabbia, impotenza e talvolta la colpa e la vergogna. Parti che lottano (parti difensive). Alcune parti arrabbiate sono bloccate in una lotta difensiva contro una minaccia. Queste hanno la funzione esplicita di proteggere la persona attraverso risposte combattive verso altre persone o verso parti interne che in qualche modo evocavano minaccia. Le parti combattive spesso ritengono di essere forti, di non essere state ferite e sono capaci di mettere in atto reazioni fortemente aggressive nei confronti di minacce percepite o di comportamenti irrispettosi. Parti che provano vergogna (parti sofferenti). La vergogna è l'emozione principale che mantiene la dissociazione. Alcune parti della personalità sono particolarmente evitate e vituperate perché custodiscono esperienze, sentimenti o comportamenti, che la persona, o alcune parti, ha etichettato come degne di vergogna o disgustose. Sarà necessario essere particolarmente empatici e pieni di accettazione nei confronti di queste parti. Le parti dissociative che funzionano nella vita quotidiana vogliono avere a che fare il meno possibile con le parti dissociative bloccate nelle esperienze traumatiche. Le parti bloccate nel tempo del trauma si sentono spesso abbandonate e trascurate da quelle che cercano di tirare avanti senza di loro nella vita di tutti i giorni. Questi perduranti conflitti interni possono essere dolorosi e terrorizzanti e costano alla persona con disturbi dissociativi un enorme dispendio di energia Come detto in precedenza, tutte le parti hanno bisogno di imparare ad accettare e cooperare tra loro. Bibliografia: S. Boon, K. Steele, O. van der Hart - "La dissociazione traumatica comprenderla e affrontarla" - Mimesis Violenze domestiche possono influenzare i bambini ancora prima della nascita, indica la nuova ricerca della Michigan State University.
Lo studio è il primo a collegare abusi su donne incinta con sintomi traumatici emotivi e comportamentali nei loro figli entro il primo anno di vita. I sintomi includono incubi, facilità allo spavento, disturbo da rumori forti o luci intense, evitamento del contatto fisico e difficoltà nel vivere momenti di gioia. “Per i clinici e le madri, sapere che esperienze prenatali di violenza domestica possono danneggiare direttamente i loro bambini può essere una motivazione forte per aiutarle ad uscire da queste situazioni di abuso,” dice Alytia Levendosky, professore di psicologia e coautore dello studio. Lo studio di 182 madri di età compresa tra 18 e 34 anni dimostra una sorprendente e forte relazione tra un abuso prenatale della madre da un partner maschile e sintomi traumatici postnatali nei loro figli. I ricercatori hanno esaminato lo stile genitoriale delle donne e hanno tenuto conto anche di fattori di rischio quali uso di droghe e altri eventi di vita negativi, stato civile, età e reddito. La Levendosky afferma che gli abusi prenatali possono causare cambiamenti nel sistema di risposta allo stress della madre, aumentando i livelli dell’ormone cortisolo, che a sua volta aumenta il livello di cortisolo nel feto. “Il cortisolo è neurotossico e può avere effetti dannosi sul cervello quando la sua quantità raggiunge livelli eccessivi,” ha affermato la Levendosky. “Questo potrebbe spiegare i problemi emotivi dei bambini dopo la nascita.” Psicologa clinica da quasi 20 anni, la Levendosky ha assistito molte sopravvissute a violenze domestiche le quali non credevano che l’abuso avrebbe influenzato i loro figli fino a quando il bambino non fosse stato abbastanza grande per capire cosa stesse succedendo. “Dicevano cose come: ‘Oh, dovevo lasciare il mio partner quando mio figlio aveva l’età di 3 o 4 anni ma prima di allora, sa, la situazione non poteva influenzarlo, non poteva ricordarselo.’ Ma penso che questa scoperta darà un forte messaggio sul fatto che la violenza influenza il bambino anche prima della sua nascita.” Lo studio è stato pubblicato sul giornale “Child Abuse & Neglect”. I coricercatori della Levendosky includono Brittany Lannert, Anne Bogat e Joseph Lonstein. Fonte: Michigan State University Today I sistemi motivazionali si dividono in tre gruppi in base all'evoluzione del cervello umano per cui abbiamo: i sistemi motivazionali di primo livello (rettiliani) o di base che regolano il rapporto dell'organismo con l'ambiente non sociale (protezione dai pericoli, regolare le funzioni omeostatiche, esplorare l'ambiente, definire uno spazio dove vivere, procacciare il cibo e regolare l'accoppiamento sessuale), i sistemi motivazionali di secondo livello (limbici) o interpersonali che regolano i rapporti dell'individuo con l'ambiente sociale e i sistemi motivazionali di terzo livello (neocorticali) che regolano l'espressione degli altri sistemi motivazionali in base all'apprendimento e alla cultura, sono responsabili della nascita del linguaggio simbolico, della coscienza e della condivisione dell'esperienza soggettiva (intersoggettività).
Caratteristica interessante dei sistemi motivazionali, e importante allo stesso tempo, è che i sistemi di livello superiore regolano quelli di livello inferiore. Regolazione che riguarda però solo la dilazione della soddisfazione dello scopo o la modalità con cui perseguirlo, non la sua soppressione (es se si attiva il sistema di difesa perché mi sento in pericolo, il sistema di attaccamento può regolare la risposta dell'organismo ma non sopprimere il bisogno di sicurezza). I Sistemi Motivazionali Interpersonali L'operare di base dei sistemi motivazionali interpersonali (SMI) si colloca al di fuori dell'esperienza cosciente: esso appartiene al vasto ambito del conoscere relazionale implicito (Stern, 2004). L'operare degli SMI consiste, in altre parole, nell'emissione reciproca di segnali comunicativi non verbali, non subordinati ad alcuna forma di conoscenza esplicita, ma mediati dal sistema dei neuroni specchio (Iacobini, 2008). La sintonizzazione degli SMI fra due individui interagenti non richiede dunque alcun coinvolgimento della coscienza. Bowlby osservò per primo che le emozioni possono essere considerate come le prime fasi dell'operare degli SMI che possono essere avvertite nella coscienza. Il contesto intersoggettivo, emotivamente denso e organizzato da SMI che sono frutto dell'evoluzione, costituisce la culla del pensiero simbolico e concettuale. Quando due persone si incontrano, il loro scambio intersoggettivo è sempre regolato e motivato dagli SMI che si attivano. Il Sistema motivazionale dell'Attaccamento si attiva, e assume il controllo del comportamento e dell'esperienza emotiva nelle situazioni di dolore, di pericolo, di stanchezza e di protratta solitudine. Con lo sviluppo delle abilità personali di autocura, l'attivazione del sistema diventa progressivamente meno rapida e meno insopprimibile rispetto alla prima infanzia, ma le suddette situazioni, se protratte nel tempo o intense, innescano inevitabilmente l'attività del sistema. Una volta attivato, il sistema di attaccamento coordina due sequenze di emozioni assai tipiche. La prima sequenza si produce quando le azioni del sistema non riescono a raggiungere prontamente l'obiettivo della vicinanza protettiva e confortevole di una figura di attaccamento: paura, protesta collerica, tristezza e infine distacco emozionale. La seconda sequenza si verifica invece se tale obiettivo è raggiunto: conforto, gioia e sicurezza. La scomparsa delle condizioni di allarme e dolore, specie se ottenuta grazie alla vicinanza protettiva, determina la disattivazione del sistema di attaccamento. Il Sistema di Accudimento è complementare a quello di attaccamento, ed è attivato principalmente dalla percezione del separation call emesso da un membro del gruppo sociale. Le azioni coordinate dal sistema di accudimento sono caratterizzate dall'offerta di vicinanza, da ogni forma di aiuto possibile e protezione dal pericolo, dall'abbraccio confortante. Durante l'attività del sistema di accudimento si susseguono sequenze emozionali come: ansiosa sollecitudine, compassione, tenerezza protettiva e colpa per il mancato accudimento ne sono i principali rappresentanti. La regola di arresto dell'attività del sistema di accudimento è data dal cessare, per l'altro con cui si è in relazione, delle condizioni di pericolo e di dolore. La regola di attivazione del Sistema di Rango prende forma in presenza di qualsiasi risorsa limitata, appetibile da più di un membro del gruppo sociale. Il diritto prioritario di accesso alle risorse viene definito attraverso l'aggressività ritualizzata, non primariamente finalizzata a ledere o uccidere l'antagonista. Il fine della ritualizzazione dell'aggressività è di ottenere dall'antagonista un segnale di resa. Una sequenza emozionale tipica del sistema di rango vede la collera, che accompagna lo scambio di segnali di sfida, seguita dalla paura, che si manifesta allorché, durante lo scambio, ci si rende conto delle maggiori capacità agonistiche dell'altro (si noti che nel sistema di accudimento la sequenza di collera e paura è inversa: prima la paura e poi la protesta per il perdurare della separazione). Durante l'emissione del segnale di resa, una terza emozione, tipica del sistema motivazionale di rango, compare nello sconfitto. Si tratta della vergogna, che è a sua volta seguita da tristezza e umiliazione. Nel contempo, il vincitore passa dalla collera iniziale a un sentimento di orgoglioso trionfo, che può mescolarsi a un sentimento di disprezzo nei confronti dello sconfitto. Il Sistema Sessuale è attivato non solo da variabili interne all'organismo (ormoni), ma anche dai segnali di seduzione erotica emessi da un conspecifico. L'orgasmo pone termine all'attivazione episodica del sistema sessuale. La ripetizione dell'attivazione del sistema sessuale fra due partner è alla base della formazione di legami di coppia fondati su questo sistema motivazionale. Una volta che si sia formato il legame, nuove emozioni tipiche dell'attivazione del sistema, come la gelosia, si aggiungono a quelle elementari: desiderio e piacere erotico. Il Sistema Cooperativo Paritetico è attivato dalla percezione di obiettivi che, anziché configurarsi come risorse limitate per l'accesso alle quali è necessario competere, appaiono ai due individui interagenti come meglio perseguibili attraverso un'azione congiunta. Il raggiungimento dell'obiettivo condiviso pone spesso termine all'attivazione del sistema cooperativo. Emozioni di gradevole, gioiosa condivisione e di lealtà reciproca sono tipiche dell'attivazione del sistema cooperativo, come pure lo sono, in negativo, emozioni di collera perdurante, fino all'odio, per la rottura unilaterale di una lealtà cooperativa. Sistemi di Predazione e di Difesa I Sistemi Predatorio e di Difesa sono caratterizzati dalla presenza di aggressività distruttiva, finalizzata a uccidere l'altro o almeno a danneggiarlo gravemente, e quindi ben diversa dall'aggressività ritualizzata tipica del sistema agonistico di rango. Il sistema predatorio è inoltre accompagnato da un eccitamento che non si può considerare simile alla collera: basti pensare che un cacciatore non è certo adirato verso la preda, ma anzi prova un particolare genere di esaltazione e piacere nel catturarla e abbatterla. Il sistema di difesa invece è caratterizzato da un particolare genere di paura, e da una collera anch'essa distruttiva, finalizzata a danneggiare il più gravemente possibile l'aggressore, sino a ucciderlo. Il sistema di difesa merita particolare attenzione perché è coinvolto in tutte le esperienze traumatiche: il trauma per definizione comporta sempre una minaccia alla vita o all'incolumità. Una volta attivato dalla percezione di una tale minaccia, il sistema di difesa si manifesta con una sequenza comportamentale invariata studiata da Porges nella sua Teoria Polivagale. La sequenza comportamentale tipica del sistema di difesa è descritta con le cosiddette quattro "F": Freezing, Flight, Fight, Feigned death. L'attivazione del sistema di difesa inizia con un'immediata e automatica immobilità (freezing, congelamento) comandata dal sistema ortosimpatico e accompagnata da tachicardia e iperpnea oltre che da un incremento del tono muscolare che ha il fine di preparare alla fuga (flight) o alla lotta (fight). La scelta fra la fuga e la lotta avviene durante la fase di congelamento, ed è legata a operazioni cerebrali che si svolgono a livello tronco encefalico, essa non richiede dunque l'intervento della coscienza di ordine superiore. Queste operazioni consistono in una valutazione puramente percettiva, non concettuale, dei rapporti di forza con l'aggressore (predatore). Se tale valutazione è favorevole all'aggredito, al freezing segue l'attacco al predatore, altrimenti la scelta è per la fuga. Se poi la fuga si rivela impossibile, può subentrare la manifestazione estrema, anch'essa automatica e mai frutto di processi mentali consapevoli, del sistema di difesa: una variante della sincope vagale nota come finta morte. Mentre le prime tre fasi dell'attivazione del sistema di difesa sono regolate dal sistema ortosimpatico, la finta morte è regolata da una sezione del nucleo del vago, il nucleo vagale dorsale. L'importanza per i clinici di conoscere le implicazioni dell'attivazione del nucleo dorsale del vago nelle esperienze traumatiche consiste nel fatto che tale attivazione può spiegare molti sintomi osservabili nei pazienti che soffrono degli esiti di traumi psicologici: i sintomi somatoformi di accasciamento e incertezza motoria, l'ottundimento e il tipico sentimento pervasivo di impotenza personale. Bibliografia: G. Liotti, F. Monticelli - "Teoria e clinica dell'alleanza terapeutica" - Raffaello Cortina Editore E' noto che esistono alcune persone che si trovano sempre coinvolte in relazioni dolorose ed a volte dannose. Come mai queste stesse persone, quando riescono ad uscire da queste relazioni disfunzionali, si ritrovano spesso in una situazione simile anche se si ripromettono di non cascarci più? Vediamo di provare a dare una spiegazione semplice, ma non semplicistica, sfruttando il passatempo del Puzzle. Iniziamo col paragonare ciascuna persona ad una tessera del gioco la cui forma dipende da tante cose: personalità, aspettative relazionali, desideri, bisogni che ci portano a certi comportamenti, emozioni, sensazioni. Se noi abbiamo una certa forma, questa per esempio: è chiaro che ci troveremo bene e in sintonia con persone che hanno una forma complementare alla nostra, tipo quest'altra: ed inizio a dirmi: "questa sì che è diversa!", "è sicuramente diversa, è gialla e non blu come quella precedente". Ma siamo sicuri sia così? E la risposta è inevitabilmente no. Nonostante all'apparenza sia diversa, infatti una tessera è blu e una gialla, la FORMA E' LA STESSA. Ciò che determina il tipo di relazione è la forma (o gli schemi cognitivi in gioco) quindi, finché non mi renderò consapevole della forma che ho io, della forma (e non del colore) che mi attrae di più perché si incastra alla perfezione con me e inizierò a pormi delle domande nel momento in cui una persona mi piace al 100%, non ho molte possibilità di cambiare le cose. Per alcune persone è meglio rischiare di conoscere forme diverse, anche se all'inizio non si incastrano esattamente, perché magari, col tempo, entrambe si possono modificare ed incastrarsi. Certo...per compiere questo passo è necessario vincere la paura/diffidenza iniziale: per la mente è più "sicura" una relazione con un tipo di persona sbagliata ma prevedibile, che con una magari positiva ma sconosciuta. infatti: Se questa relazione risulta positiva, quindi virtuosa, dove entrambi i membri stanno bene, si capiscono, si aiutano, ecc. tutto va bene. Ma cosa capita quando la relazione risulta negativa, disfunzionale? La relazione ovviamente s'interrompe (o è auspicabile che succeda. Infatti ci sono situazioni che si trascinano con sofferenza di uno o entrambi perché diventa "vitale" avere una relazione piuttosto che il benessere personale) e io, la tessera rossa, ne cercherò un'altra ripromettendomi di non ricascare nell'errore, di trovarne una diversa, di stare attento e a questo punto incontro questa:
Perché alcune persone non riescono a fare a meno di alcune sostanze come cibo, alcol o droghe? Cercherò di spiegarlo aiutandomi col disegno che vedete sopra.
Iniziamo con la presenza di uno stato emotivo spiacevole (rabbia, ansia, ecc.) che rientra verso lo 0 in modo molto lento (tratto verde). A questo punto, una persona che ha difficoltà nella regolazione delle emozioni, inizia ad immaginare di consumare la sostanza desiderata ed inizia a trarne piacere (tratto azzurro) finché non arriva a consumarla (tratto rosso) con un enorme picco di piacere e molto rapido (AB). E' proprio questo picco rapido ed intenso che cercano queste persone perché è l'unico modo che hanno imparato, dato che l'hanno sperimentato funzionare, per uscire da un'emozione negativa o uno stato psicologico indesiderato (es. stato dissociativo, stato di vuoto, noia). E poco importa se si fa notare loro che a fronte di un benessere limitato (area gialla), qualche ora, si ha poi un malessere più ampio e duraturo (area verde), di qualche giorno, con sensi di colpa, vergogna, disprezzo verso sé stessi, ecc. che poi, in molti casi, richiede un nuovo consumo per uscirne. Per alcune persone, è proprio la ricerca di quel "primo picco intenso" che le spinge a continuare nella speranza, prima o poi, di uscire dal circolo vizioso che si crea. Questo processo mentale non considera il fattore dipendenza fisica che creano alcune sostanze ma che va sicuramente ad alimentare o ricreare quegli stati emotivi da cui è difficile uscire. Con queste persone ha poco senso discutere di trovare qualcosa di alternativo e più funzionale perché non ci sarà nulla che darà loro quel picco intenso di piacere che li fa uscire dallo stato mentale indesiderato, ha più senso lavorare sullo stato che poi richiede la sostanza per uscirne. Vediamo un esempio per chiarire il processo: ho litigato col capo in ufficio, sento rabbia (o il più delle volte una sensazione spiacevole che non so identificare) e non so come gestirla quindi inizio a pensare: "Chi se ne frega! Poi vado a casa e mi mangio una bella vaschetta di gelato!" (qui l'emozione inizia già ad attenuarsi sostituita dall'acquolina in bocca). Arrivo a casa e mi mangio la vaschetta di gelato e magari svuoto anche il frigo provando piacere (picco). Cosa succede però appena ho finito di mangiare? Inizia un rimuginio terribile del tipo: "Ancora una volta sono stato debole!", "La scorsa volta doveva essere l'ultima e invece...", "Se continuo così mi faccio del male seriamente", "Cosa penseranno di me gli altri?", "Non ho il controllo di me stesso" e così via. Ovviamente questi pensieri non fanno altro che portarmi in uno stato negativo che sopporto qualche giorno, ma poi cosa succede se mi capita un'altra difficoltà mentre sto così? Come ne esco? A questo punto immagino sappiate la risposta! In questo post vorrei provare a spiegarvi, in parole semplici, qual è l'ipotesi più plausibile sui meccanismi di funzionamento dell'EMDR. Per fare questo, dobbiamo prima capire come funziona l'integrazione delle memorie durante il sonno, in quanto il meccanismo di elaborazione del trauma è simile a ciò che avviene alle informazioni che elaboriamo mentre dormiamo. Come si può notare dalla figura sopra, l'EMDR agisce in maniera simile alla fase di sonno non-REM. La memoria episodica traumatica ancora frammentata è ritenuta nell’Ippocampo e nell’Amigdala senza integrazione contestuale. L’integrazione della memoria necessita la codifica nella corteccia associativa per assegnarle un ruolo in un contesto più ampio e “imparare dall’evento". La stimolazione bilaterale durante l’EMDR riproduce le condizioni neurofisiologiche favorevoli, come nel sonno non-REM (ciò si può notare dal tracciato EEG iniziale), a che la memoria episodica si integri nella corteccia associativa. La memoria episodica traumatica è indebolita e quindi rimossa dall’Ippocampo (M. Pagano, 2012). Bibliografia: R. Sitckgold, J.A. Hobson, R. Fosse - "Sleep, Learning, and Dreams: off-line Memory Reprocessing" - Science 2001 vol. 294 M. Pagano, G. Di Lorenzo, AR. Verardo, G. Nicolais, I. Monaco, et al. - "Neurobiological Correlates of EMDR Monitoring - An EEG Study" - Plos|One 2012 Nella figura sopra si vede come viene elaborato un evento durante il sonno. Tutte le informazioni passano per la corteccia somato-sensoriale per arrivare ad averne una rappresentazione percettiva conscia, dopodiché è necessario formare una memoria dell'evento (il ricordo). La formazione iniziale della memoria episodica si ha nell'Ippocampo mentre le associate emozioni vengono immagazzinate nell'Amigdala, da queste due aree, l'informazione deve essere elaborata e integrata nella memoria semantica corticale per dare un senso all'evento (un contesto), per essere integrato nella "storia" di ognuno di noi. Quest'ultimo passaggio avviene durante il sonno, in particolare durante il sonno non-REM (ad onde lente 1-3 Hz). In questa fase viene "liberato spazio" nell'Ippocampo, che quindi è libero di immagazzinare altre informazioni, e l'evento viene trasferito alla memoria semantica corticale dove, durante il sonno REM (4-6 Hz), viene consolidato e integrato (R. Sitckgold ed altri, 2001).
Cosa avviene invece durante un trauma? Le informazioni immagazzinate nell'Ippocampo e nell'Amigdala restano bloccate, non vengono trasferite alla memoria semantica corticale, rimangono quindi senza contesto e non vengono integrate. Ciò avviene perché un trauma modifica la normale omeostasi interna del Sistema Limbico, a cui appartengono per altro Ippocampo ed Amigdala, ed in conseguenza di ciò saltano le regolazioni che permettono l'elaborazione dell'evento (in particolare divengono deficitari i meccanismi di controllo sull'Amigdala che, priva di questi, continua a scaricare su tutto il cervello). Da qui i sintomi di iperattivazione (Amigdala che non cessa la sua attività), calo della concentrazione, difficoltà mnestiche, immagini intrusive (l'Ippocampo non viene liberato per poter immagazzinare altro). Come agisce quindi l'EMDR? La Bulimia Nervosa è un disturbo alimentare in cui una persona segue una modalità di alimentarsi distruttiva per cercare di controllare il proprio peso. Le persone che soffrono di Bulimia tendono ad abbuffarsi consumando grandi quantità di cibo in un breve periodo di tempo questo seguito da tentativi di eliminare il cibo dal loro corpo tramite l'uso di lassativi o autoinducendosi il vomito. Questi comportamenti sono tenuti segreti e carichi di forti emozioni sgradevoli.
In aggiunta allo stress mentale, queste condotte di abbuffata ed eliminazione, producono danni al corpo. Diversamente da chi soffre di Anoressia, le persone con Bulimia non mostrano una significativa perdita di peso ma comunque le complicazioni dovute al disturbo sono serie e possono mettere a rischio la vita. Sistema digerente Gola dolente o mal di stomaco sono i primi e ovvi danni fisici collaterali evidenti. Una cronica autoinduzione del vomito causa una varietà di sintomi nel tratto digerente, a cominciare dalla bocca. L'alto contenuto di acidi del vomito può danneggiare i denti, causando l'erosione dello smalto, sensibilità dentale e danni da masticazione di gomme. Guance o bocca gonfie possono insorgere dall'ingrossamento delle ghiandole salivari. Vomito eccessivo può causa dolore o gonfiore alla gola. L'acido può irritare o creare lacerazioni all'esofago. Sangue nel vomito è indice di danni all'esofago. Anche lo stomaco può irritarsi. Acidità di stomaco, bruciori allo stomaco e reflussi acidi sono comuni. Mettersi le dita in gola è un modo in cui le persone con Bulimia si inducono il vomito. Fare questo molte e molte volte può creare cicatrici sulla pelle di dita e mani (segno di Russel) dovute all'esposizione agli acidi. Un altro modo di liberare il corpo dal cibo è l'uso di diuretici, pillole dietetiche o lassativi. Il sovrautilizzo di questi prodotti può portare a difficoltà nei movimenti intestinali senza farne uso. Un uso scorretto di diuretici può danneggiare i reni. Danni all'intestino possono causare gonfiore, diarrea o stitichezza. Costringere l'intestino a movimenti frequenti porta ad avere problemi di emorroidi. Ricorrenti abbuffate e condotte di eliminazione richiedono sforzo fisico e possono portare ad un generale senso di debolezza e fatica. Sistema circolatorio Frequenti condotte di eliminazione portano a disidratazione, portando a pelle secca, muscoli deboli ed estrema fatica. Vomitando si va verso uno squilibrio elettrolitico. Bassi livelli di potassio, magnesio e sodio sono frequenti. Questo provoca difficoltà al cuore e può causare aritmie, indebolimento del muscolo cardiaco e insufficienza cardiaca. La Bulimia può causare pressione bassa, polso debole e anemia. L'espulsione del cibo è un evento violento. La forza con cui avviene può causare la rottura di vasi sanguigni negli occhi. Sistema riproduttivo La bulimia interferisce con il ciclo mestruale o lo interrompe del tutto. Uno squilibrio ormonale e stanchezza possono sopprimere il desiderio sessuale. Se le ovaie non rilasciano ovuli per lungo tempo, concepire un bambino può diventare impossibile. Donne incinta che continuano con comportamenti di abbuffata e condotte di eliminazione aggiungono complicazioni per sé stesse e per il bambino come:
Fonte: Healthline Ogni giorno in Italia decine di migliaia di persone decidono, anziché consultare un medico o uno psicoterapeuta, di rivolgersi a presunti maghi e ciarlatani vari nel vano tentativo di risolvere problematiche perlopiù psicologiche ma anche di salute. Sette spirituali e fattucchieri plagiano persone di ogni età, istruzione e ceto sociale, riuscendo ad accaparrarsi non solo soldi ma anche favori sessuali e ricompense materiali.
Maghi, sensitivi, cartomanti, chiromanti veggenti: in Italia li abbiamo un po’ tutti. Si tratta di un fenomeno molto diffuso e a questi personaggi è riservato ampio spazio sui media. Qualcuno di questi dispone ancora oggi persino di trasmissioni TV o radiofoniche dedicate. Tra le specialità proposte vi sono le solite magia bianca, nera o rossa; ma si possono trovare anche rituali indiani, celtici o brasiliani. Filtri e pozioni, legamenti d’amore, soldi, fortuna, lavoro e salute, sono tra le richieste più diffuse nel mercato. La consuetudine a rivolgersi al mago è attribuita da uno stereotipo culturale all’abitante del mezzogiorno d’Italia, mentre i dati di qualche anno fa del rapporto Eurispes (2011) su indicazioni dell’Associazione Telefono Antiplagio, mostrano invece che quest’abitudine è diffusa al Nord (45% popolazione - 42% di presunti maghi) forse anche più che al Sud (35% popolazione - 30% di presunti maghi), mentre assume proporzioni epidemiche (in rapporto al numero di abitanti) nel Centro Italia (20% popolazione - 28% presunti maghi). I maghi, i guaritori e gli astrologi presenti in Italia sono circa 160.000 (in vertiginoso aumento negli ultimi dieci anni). Decine di migliaia le truffe e gli abusi segnalati all'Associazione Telefono Antiplagio. Gli italiani che frequentano questi impostori sono 12 milioni (il 20% della popolazione) distribuiti tra un 51% di donne, il 38% di uomini e l’11% di adolescenti. L'incasso totale tra chiaroveggenti, indovini, guaritori e maghi è stimato in circa 6 miliardi di € annui con una evasione fiscale che tocca punte del 98%. Durante lo scorso anno (2013) indovini, fattucchiere e cartomanti hanno aumentato gli introiti annui (in controtendenza rispetto a categorie professionali serie) di circa il 19%. Lombardia, Lazio e Campania sono in Italia le regioni con il più alto numero di addetti all’occulto, mentre si rivolgono a loro circa un italiano su tre spendendo tra i 50 e i 1000 euro a consulto. I reati più frequenti contestati a questi individui dalla Magistratura sono: esercizio del mestiere di ciarlatano, l'evasione fiscale, circonvenzione d'incapace, truffa, estorsione, esercizio abusivo della professione medica e psicologica, abuso della credulità popolare, violazione della privacy e pubblicità ingannevole. Molti di questi finti operatori del paranormale riescono a vendere le proprie millanterie anche a distanza, persino attraverso siti web di aste on-line. Se a questo piccolo esercito si sommano i sedicenti maestri spirituali, le sette, i centri di “cultura” esoterica e altre cose del genere, i numeri in gioco e i soldi turlupinati alle persone, potrebbero raggiungere cifre davvero impressionanti. È probabile che maghi da un lato e sedicenti maestri spirituali dall’altro si rivolgano a un pubblico differente, ma a mio avviso entrambi rispondono ingannevolmente a un bisogno umano che di fondo è molto simile: la ricerca di sicurezza. La nostra epoca è caratterizzata dopotutto dalla costante incertezza e da una persistente carenza di punti di riferimento, che si esprime spesso in modo patologico sia a livello sociale sia individuale. Questi impostori sono storicamente sempre esistiti, ora però si trovano evidentemente a cavalcare il momento di disagio delle persone, giocando pericolosamente con le insicurezze collettive. Oltre a impostori, maghi e veggenti, in alcuni casi, le persone possono essere vittime di veri e propri plagi messi in atto da personaggi apparentemente insospettabili. “Maestri spirituali”, “mamme”, “padri”, “sacerdoti”, questi individui si lasciano soprannominare in modi apparentemente lontani da ogni sospetto. Bisogna invece imparare a osservare e tenersi lontani da situazioni ove qualcuno dichiara una presunta superiorità morale o spirituale per essere ascoltato e seguito. Sette esoteriche, circoli mistici, riunioni tra “illuminati”, anche solo dei semplici cenacoli di lettura di testi “spirituali”, possono trasformarsi per i malcapitati in vere e proprie situazioni in cui si diviene vittime di suggestione e sottomissione spesso senza nemmeno rendersene conto. I personaggi che tendono a plagiare i propri “adepti” lo fanno in maniera molto subdola, utilizzando l’arte della persuasione in maniera molto efficace e altrettanto ambigua. Questi soggetti non vengono mai completamente allo scoperto e si ammantano spesso di un’aria amichevole e falsamente rispettosa. Dopo aver conquistato la fiducia degli adepti, iniziano le richieste, via via sempre più impegnative, sino a riuscire spesso ad estorcere, senza utilizzo della violenza denaro, favori, prestazioni sessuali. Le richieste degli utenti Molte delle domande poste dalle persone a queste categorie di ciarlatani sono riconducibili a problematiche di ordine psicologico, oltre che in alcuni casi, persino medico. Tra le richieste, ovviamente inevase, formulate ai ciarlatani (maghi, cartomanti, ecc.) vi sono:
Cosa fare? Qualunque sia la problematica per cui una persona decide di rivolgersi a un operatore dell’occulto o a un “maestro spirituale” improvvisato, va detto con estrema chiarezza che il problema è destinato non solo a non essere risolto, ma ad aggravarsi. Infatti si correrà semplicemente il rischio di rinviare i tentativi di soluzione più seri, oltre che di indebitarsi economicamente e si deve trovare il coraggio di farsi aiutare. Ci si può rivolgere a un’associazione di consumatori oppure chiedere nei casi più gravi l’aiuto delle forze dell’Ordine. Psicologi, psicoterapeuti e psichiatri possono essere di grande aiuto nel sostenere le vittime di queste millanterie. Non di rado, infatti, si possono sviluppare nell’individuo delle vere e proprie sintomatologie psicologiche anche a seguito dei raggiri subiti e della scoperta, spesso scioccante, di essere rimasti vittime di un inganno. Ovviamente è sempre preferibile rivolgersi a un professionista, psicoterapeuta, medico, psicologo, anche solo per un consulto in caso di problemi (amore, lavoro, salute, stress, ecc.) piuttosto che attendere che la difficoltà degeneri e si veda, di seguito, il ricorso alla “magia” come un possibile, ingannevole, rimedio dell’ultimo minuto. Per quante possano essere le visioni discordanti tra i vari orientamenti in psicoterapia circa il significato, l'applicazione, il limite della parola "scienza", è pur sempre, e comunque, fondata su basi scientifiche, su metodi, osservazioni, verifiche, teorie e dibattiti culturali. C'è ancora spazio per l'anima, il cuore, i sentimenti, il "prendersi cura" oltre che il curare? A mio avviso assolutamente si. Per questo, se si ritiene di poter essere caduti vittime di un raggiro, dunque, in nessun caso si ceda alla vergogna, sentimento molto comune tra quanti sono stati ingannati da un sedicente mago e ci si rivolga invece a un professionista serio per chiedere supporto e aiuto. VERIFICATE SEMPRE che chi si prende cura di voi sia ISCRITTO AL PROPRIO ALBO DI APPARTENENZA!!! (Albo Nazionale degli psicologi e psicoterapeuti). Fonte: MEDICITALIA.IT 4/8/2014 Interviste a personaggi importanti della psicoterapia cognitivo comportamentale e nonRead NowCinque viedointerviste fatte dalla redazione di State of Mind a personaggi importanti nel panorama italiano della psicoterapia: Gianni Liotti, Antonio Semerari, Giancarlo Dimaggio, Isabel Fernandez e Francesco Mancini. |
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Blog del Dr. Fabio Boccaletti - Psicologo e PsicoterapeutaCategorie
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