DR. FABIO BOCCALETTI - PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA
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1/9/2015

Dissociazione strutturale...discorsi tra parti di sé

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Le persone con disturbo dissociativo complesso hanno un'organizzazione dissociativa della loro personalità che risulta composta da due o più parti dissociative, ciascuna con risposte, sentimenti, pensieri, percezioni, sensazioni fisiche e comportamenti sue proprie e, almeno in parte, differenti. Queste parti (non importa quanto vengano sentite come separate) non sono altre "persone" o "personalità complete", ma piuttosto delle manifestazioni del modo in cui la tua singola personalità è organizzata. La persona è una sola, anche se è comprensibile che non sempre si senta in tal modo.
Sebbene ogni persona possa avere alcuni tratti distintivi delle sue parti dissociative, vi sono alcune tipiche somiglianze in comune nel funzionamento di base delle parti. Quando una persona è stata traumatizzata, la sua personalità si è in genere organizzata in almeno due tipi di parti, basate su funzioni specifiche. Il primo tipo di parte è focalizzato sulla gestione della vita quotidiana e l'evitamento dei ricordi traumatici, mentre il secondo tipo è bloccato nelle esperienze traumatiche passate ed è focalizzato sulla difesa di fronte alla minaccia.

La parte della personalità che funziona nella vita quotidiana spesso comprende la porzione maggiore della personalità. Questo tipo di parte di solito evita di avere a che fare con, o persino di riconoscere, altre parti, sebbene ne possa comunque subire l'influenza in vari modi. Questa parte tende a evitare situazioni o esperienze che possano evocare ricordi traumatici. Mentre la parte che affronta la vita di ogni giorno è evitante, almeno un'altra parte, e di solito più di una, resta "incastrata", bloccata nei ricordi traumatici e pensa, sente, percepisce e agisce come se tali eventi fossero ancora in corso o fossero in procinto di accadere nuovamente. Queste parti sono tipicamente bloccate nella ripetizione di comportamenti che sono protettivi in caso di minaccia, anche quando non sono appropriati per il momento presente. Queste parti sono spesso altamente emotive, non molto razionali, limitate nella capacità di pensare e percepire, non orientate nel tempo presente e si sentono sfinite e sopraffatte. Vivono primariamente nel "tempo del trauma". Anche quando le parti sono a conoscenza della loro reciproca esistenza, spesso non sono in accordo tra loro sulle questioni che sono importanti per la persona nel suo complesso. Uno degli obiettivi della terapia è imparare a sviluppare le abilità necessarie per far accordare tra loro le parti.
La maggioranza delle parti dissociative influenzano la tua esperienza dall'interno piuttosto che esercitare un completo controllo (come può essere in un DDI).
Vi sono diversi tipi caratteristici di parti della personalità che restano bloccate nel tempo del trauma. Queste parti sono rappresentazioni di conflitti ed esperienze abituali che tendono ad essere difficili da integrare.

Parti giovani e bambine (parti ferite).
Queste parti spesso contengono e trattengono ricordi traumatici, emozioni o sensazioni angosciose, dolorose, ma talvolta hanno anche ricordi positivi. Queste parti esprimono tipicamente sentimenti di desiderio, di solitudine, di dipendenza e di bisogno di consolazione, aiuto e sicurezza insieme a sfiducia e timore del rifiuto e dell'abbandono. E' del tutto naturale e comprensibile che le persone che sono state trascurate o abusate vivano queste esperienze di bisogno. Allo stesso modo è piuttosto comune che altre parti di sé trovino questi normali bisogni ripugnanti o pericolosi, visto che in passato hanno avuto esperienze negative nell'esprimere quello che volevano o di cui avevano bisogno. Perciò alcune parti della personalità rifiutano le parti "bisognose" e ritengono che sia meglio non avere bisogni e contare solo su sé stessi. Questa situazione innesca un tipico conflitto interno tra parti che sono bisognose e parti che provano paura o repulsione per tali bisogni.

Parti che imitano le persone che vi hanno fatto del male (parti difensive).
Di solito vi sono parti della personalità piene di rabbia e collera che sono difficili da accettare e che vengono vissute da altre parti come terrorizzanti. Queste parti umiliano, minacciano o puniscono altre parti interne oppure possono dirigere la loro rabbia verso altre persone nel mondo esterno. Nonostante il comportamento di queste parti possa essere piuttosto spaventoso e vergognoso, tanto quanto inaccettabile, è importante capire che queste parti hanno delle buone ragioni per esistere. In origine si sono sviluppate per proteggerti, contenendo le molte esperienze angosciose di rabbia, impotenza e talvolta la colpa e la vergogna.

Parti che lottano (parti difensive).
Alcune parti arrabbiate sono bloccate in una lotta difensiva contro una minaccia. Queste hanno la funzione esplicita di proteggere la persona attraverso risposte combattive verso altre persone o verso parti interne che in qualche modo evocavano minaccia. Le parti combattive spesso ritengono di essere forti, di non essere state ferite e sono capaci di mettere in atto reazioni fortemente aggressive nei confronti di minacce percepite o di comportamenti irrispettosi.

Parti che provano vergogna (parti sofferenti).
La vergogna è l'emozione principale che mantiene la dissociazione. Alcune parti della personalità sono particolarmente evitate e vituperate perché custodiscono esperienze, sentimenti o comportamenti, che la persona, o alcune parti, ha etichettato come degne di vergogna o disgustose. Sarà necessario essere particolarmente empatici e pieni di accettazione nei confronti di queste parti.

Le parti dissociative che funzionano nella vita quotidiana vogliono avere a che fare il meno possibile con le parti dissociative bloccate nelle esperienze traumatiche. Le parti bloccate nel tempo del trauma si sentono spesso abbandonate e trascurate da quelle che cercano di tirare avanti senza di loro nella vita di tutti i giorni. Questi perduranti conflitti interni possono essere dolorosi e terrorizzanti e costano alla persona con disturbi dissociativi un enorme dispendio di energia
Come detto in precedenza, tutte le parti hanno bisogno di imparare ad accettare e cooperare tra loro.

Bibliografia:
S. Boon, K. Steele, O. van der Hart - "La dissociazione traumatica comprenderla e affrontarla" - Mimesis

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2/6/2015

Gli abusi domestici possono influenzare i figli ancora in grembo

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Violenze domestiche possono influenzare i bambini ancora prima della nascita, indica la nuova ricerca della Michigan State University.
Lo studio è il primo a collegare abusi su donne incinta con sintomi traumatici emotivi e comportamentali nei loro figli entro il primo anno di vita. I sintomi includono incubi, facilità allo spavento, disturbo da rumori forti o luci intense, evitamento del contatto fisico e difficoltà nel vivere momenti di gioia.
“Per i clinici e le madri, sapere che esperienze prenatali di violenza domestica possono danneggiare direttamente i loro bambini può essere una motivazione forte per aiutarle ad uscire da queste situazioni di abuso,” dice Alytia Levendosky, professore di psicologia e coautore dello studio.
Lo studio di 182 madri di età compresa tra 18 e 34 anni dimostra una sorprendente e forte relazione tra un abuso prenatale della madre da un partner maschile e sintomi traumatici postnatali nei loro figli. I ricercatori hanno esaminato lo stile genitoriale delle donne e hanno tenuto conto anche di fattori di rischio quali uso di droghe e altri eventi di vita negativi, stato civile, età e reddito.
La Levendosky afferma che gli abusi prenatali possono causare cambiamenti nel sistema di risposta allo stress della madre, aumentando i livelli dell’ormone cortisolo, che a sua volta aumenta il livello di cortisolo nel feto.
“Il cortisolo è neurotossico e può avere effetti dannosi sul cervello quando la sua quantità raggiunge livelli eccessivi,” ha affermato la Levendosky. “Questo potrebbe spiegare i problemi emotivi dei bambini dopo la nascita.”
Psicologa clinica da quasi 20 anni, la Levendosky ha assistito molte sopravvissute a violenze domestiche le quali non credevano che l’abuso avrebbe influenzato i loro figli fino a quando il bambino non fosse stato abbastanza grande per capire cosa stesse succedendo.
“Dicevano cose come: ‘Oh, dovevo lasciare il mio partner quando mio figlio aveva l’età di 3 o 4 anni ma prima di allora, sa, la situazione non poteva influenzarlo, non poteva ricordarselo.’ Ma penso che questa scoperta darà un forte messaggio sul fatto che la violenza influenza il bambino anche prima della sua nascita.”

Lo studio è stato pubblicato sul giornale “Child Abuse & Neglect”. I coricercatori della Levendosky includono Brittany Lannert, Anne Bogat e Joseph Lonstein.

Fonte: Michigan State University Today

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1/4/2015

I sistemi motivazionali

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I Sistemi Motivazionali
I sistemi motivazionali si dividono in tre gruppi in base all'evoluzione del cervello umano per cui abbiamo: i sistemi motivazionali di primo livello (rettiliani) o di base che regolano il rapporto dell'organismo con l'ambiente non sociale (protezione dai pericoli, regolare le funzioni omeostatiche, esplorare l'ambiente, definire uno spazio dove vivere, procacciare il cibo e regolare l'accoppiamento sessuale), i sistemi motivazionali di secondo livello (limbici) o interpersonali che regolano i rapporti dell'individuo con l'ambiente sociale e i sistemi motivazionali di terzo livello (neocorticali) che regolano l'espressione degli altri sistemi motivazionali in base all'apprendimento e alla cultura, sono responsabili della nascita del linguaggio simbolico, della coscienza e della condivisione dell'esperienza soggettiva (intersoggettività).
Caratteristica interessante dei sistemi motivazionali, e importante allo stesso tempo, è che i sistemi di livello superiore regolano quelli di livello inferiore. Regolazione che riguarda però solo la dilazione della soddisfazione dello scopo o la modalità con cui perseguirlo, non la sua soppressione (es se si attiva il sistema di difesa perché mi sento in pericolo, il sistema di attaccamento può regolare la risposta dell'organismo ma non sopprimere il bisogno di sicurezza).


I Sistemi Motivazionali Interpersonali


L'operare di base dei sistemi motivazionali interpersonali (SMI) si colloca al di fuori dell'esperienza cosciente: esso appartiene al vasto ambito del conoscere relazionale implicito (Stern, 2004). L'operare degli SMI consiste, in altre parole, nell'emissione reciproca di segnali comunicativi non verbali, non subordinati ad alcuna forma di conoscenza esplicita, ma mediati dal sistema dei neuroni specchio (Iacobini, 2008). La sintonizzazione degli SMI fra due individui interagenti non richiede dunque alcun coinvolgimento della coscienza. Bowlby osservò per primo che le emozioni possono essere considerate come le prime fasi dell'operare degli SMI che possono essere avvertite nella coscienza. Il contesto intersoggettivo, emotivamente denso e organizzato da SMI che sono frutto dell'evoluzione, costituisce la culla del pensiero simbolico e concettuale. Quando due persone si incontrano, il loro scambio intersoggettivo è sempre regolato e motivato dagli SMI che si attivano.
Il Sistema motivazionale dell'Attaccamento si attiva, e assume il controllo del comportamento e dell'esperienza emotiva nelle situazioni di dolore, di pericolo, di stanchezza e di protratta solitudine. Con lo sviluppo delle abilità personali di autocura, l'attivazione del sistema diventa progressivamente meno rapida e meno insopprimibile rispetto alla prima infanzia, ma le suddette situazioni, se protratte nel tempo o intense, innescano inevitabilmente l'attività del sistema. Una volta attivato, il sistema di attaccamento coordina due sequenze di emozioni assai tipiche. La prima sequenza si produce quando le azioni del sistema non riescono a raggiungere prontamente l'obiettivo della vicinanza protettiva e confortevole di una figura di attaccamento: paura, protesta collerica, tristezza e infine distacco emozionale. La seconda sequenza si verifica invece se tale obiettivo è raggiunto: conforto, gioia e sicurezza. La scomparsa delle condizioni di allarme e dolore, specie se ottenuta grazie alla vicinanza protettiva, determina la disattivazione del sistema di attaccamento.
Il Sistema di Accudimento è complementare a quello di attaccamento, ed è attivato principalmente dalla percezione del separation call emesso da un membro del gruppo sociale. Le azioni coordinate dal sistema di accudimento sono caratterizzate dall'offerta di vicinanza, da ogni forma di aiuto possibile e protezione dal pericolo, dall'abbraccio confortante. Durante l'attività del sistema di accudimento si susseguono sequenze emozionali come: ansiosa sollecitudine, compassione, tenerezza protettiva e colpa per il mancato accudimento ne sono i principali rappresentanti. La regola di arresto dell'attività del sistema di accudimento è data dal cessare, per l'altro con cui si è in relazione, delle condizioni di pericolo e di dolore.
La regola di attivazione del Sistema di Rango prende forma in presenza di qualsiasi risorsa limitata, appetibile da più di un membro del gruppo sociale. Il diritto prioritario di accesso alle risorse viene definito attraverso l'aggressività ritualizzata, non primariamente finalizzata a ledere o uccidere l'antagonista. Il fine della ritualizzazione dell'aggressività è di ottenere dall'antagonista un segnale di resa. Una sequenza emozionale tipica del sistema di rango vede la collera, che accompagna lo scambio di segnali di sfida, seguita dalla paura, che si manifesta allorché, durante lo scambio, ci si rende conto delle maggiori capacità agonistiche dell'altro (si noti che nel sistema di accudimento la sequenza di collera e paura è inversa: prima la paura e poi la protesta per il perdurare della separazione). Durante l'emissione del segnale di resa, una terza emozione, tipica del sistema motivazionale di rango, compare nello sconfitto. Si tratta della vergogna, che è a sua volta seguita da tristezza e umiliazione. Nel contempo, il vincitore passa dalla collera iniziale a un sentimento di orgoglioso trionfo, che può mescolarsi a un sentimento di disprezzo nei confronti dello sconfitto.
Il Sistema Sessuale è attivato non solo da variabili interne all'organismo (ormoni), ma anche dai segnali di seduzione erotica emessi da un conspecifico. L'orgasmo pone termine all'attivazione episodica del sistema sessuale. La ripetizione dell'attivazione del sistema sessuale fra due partner è alla base della formazione di legami di coppia fondati su questo sistema motivazionale. Una volta che si sia formato il legame, nuove emozioni tipiche dell'attivazione del sistema, come la gelosia, si aggiungono a quelle elementari: desiderio e piacere erotico.
Il Sistema Cooperativo Paritetico è attivato dalla percezione di obiettivi che, anziché configurarsi come risorse limitate per l'accesso alle quali è necessario competere, appaiono ai due individui interagenti come meglio perseguibili attraverso un'azione congiunta. Il raggiungimento dell'obiettivo condiviso pone spesso termine all'attivazione del sistema cooperativo. Emozioni di gradevole, gioiosa condivisione e di lealtà reciproca sono tipiche dell'attivazione del sistema cooperativo, come pure lo sono, in negativo, emozioni di collera perdurante, fino all'odio, per la rottura unilaterale di una lealtà cooperativa.

Sistemi di Predazione e di Difesa

I Sistemi Predatorio e di Difesa sono caratterizzati dalla presenza di aggressività distruttiva, finalizzata a uccidere l'altro o almeno a danneggiarlo gravemente, e quindi ben diversa dall'aggressività ritualizzata tipica del sistema agonistico di rango. Il sistema predatorio è inoltre accompagnato da un eccitamento che non si può considerare simile alla collera: basti pensare che un cacciatore non è certo adirato verso la preda, ma anzi prova un particolare genere di esaltazione e piacere nel catturarla e abbatterla. Il sistema di difesa invece è caratterizzato da un particolare genere di paura, e da una collera anch'essa distruttiva, finalizzata a danneggiare il più gravemente possibile l'aggressore, sino a ucciderlo.
Il sistema di difesa merita particolare attenzione perché è coinvolto in tutte le esperienze traumatiche: il trauma per definizione comporta sempre una minaccia alla vita o all'incolumità. Una volta attivato dalla percezione di una tale minaccia, il sistema di difesa si manifesta con una sequenza comportamentale invariata studiata da Porges nella sua Teoria Polivagale. La sequenza comportamentale tipica del sistema di difesa è descritta con le cosiddette quattro "F": Freezing, Flight, Fight, Feigned death. L'attivazione del sistema di difesa inizia con un'immediata e automatica immobilità (freezing, congelamento) comandata dal sistema ortosimpatico e accompagnata da tachicardia e iperpnea oltre che da un incremento del tono muscolare che ha il fine di preparare alla fuga (flight) o alla lotta (fight). La scelta fra la fuga e la lotta avviene durante la fase di congelamento, ed è legata a operazioni cerebrali che si svolgono a livello tronco encefalico, essa non richiede dunque l'intervento della coscienza di ordine superiore. Queste operazioni consistono in una valutazione puramente percettiva, non concettuale, dei rapporti di forza con l'aggressore (predatore). Se tale valutazione è favorevole all'aggredito, al freezing segue l'attacco al predatore, altrimenti la scelta è per la fuga. Se poi la fuga si rivela impossibile, può subentrare la manifestazione estrema, anch'essa automatica e mai frutto di processi mentali consapevoli, del sistema di difesa: una variante della sincope vagale nota come finta morte. Mentre le prime tre fasi dell'attivazione del sistema di difesa sono regolate dal sistema ortosimpatico, la finta morte è regolata da una sezione del nucleo del vago, il nucleo vagale dorsale. L'importanza per i clinici di conoscere le implicazioni dell'attivazione del nucleo dorsale del vago nelle esperienze traumatiche consiste nel fatto che tale attivazione può spiegare molti sintomi osservabili nei pazienti che soffrono degli esiti di traumi psicologici: i sintomi somatoformi di accasciamento e incertezza motoria, l'ottundimento e il tipico sentimento pervasivo di impotenza personale.

Bibliografia:
G. Liotti, F. Monticelli - "Teoria e clinica dell'alleanza terapeutica" - Raffaello Cortina Editore

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3/3/2015

Come mai certe persone si trovano sempre coinvolte in relazioni sbagliate?

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E' noto che esistono alcune persone che si trovano sempre coinvolte in relazioni dolorose ed a volte dannose. Come mai queste stesse persone, quando riescono ad uscire da queste relazioni disfunzionali, si ritrovano spesso in una situazione simile anche se si ripromettono di non cascarci più?
Vediamo di provare a dare una spiegazione semplice, ma non semplicistica, sfruttando il passatempo del Puzzle. Iniziamo col paragonare ciascuna persona ad una tessera del gioco la cui forma dipende da tante cose: personalità, aspettative relazionali, desideri, bisogni che ci portano a certi comportamenti, emozioni, sensazioni.
Se noi abbiamo una certa forma, questa per esempio:

Tessera rossa
è chiaro che ci troveremo bene e in sintonia con persone che hanno una forma complementare alla nostra, tipo quest'altra:
Tessera blu
Incastro
Tessera gialla
ed inizio a dirmi: "questa sì che è diversa!", "è sicuramente diversa, è gialla e non blu come quella precedente". Ma siamo sicuri sia così? E la risposta è inevitabilmente no. Nonostante all'apparenza sia diversa, infatti una tessera è blu e una gialla, la FORMA E' LA STESSA. Ciò che determina il tipo di relazione è la forma (o gli schemi cognitivi in gioco) quindi, finché non mi renderò consapevole della forma che ho io, della forma (e non del colore) che mi attrae di più perché si incastra alla perfezione con me e inizierò a pormi delle domande nel momento in cui una persona mi piace al 100%, non ho molte possibilità di cambiare le cose.
Per alcune persone è meglio rischiare di conoscere forme diverse, anche se all'inizio non si incastrano esattamente, perché magari, col tempo, entrambe si possono modificare ed incastrarsi. Certo...per compiere questo passo è necessario vincere la paura/diffidenza iniziale: per la mente è più "sicura" una relazione con un tipo di persona sbagliata ma prevedibile, che con una magari positiva ma sconosciuta.

infatti:
Se questa relazione risulta positiva, quindi virtuosa, dove entrambi i membri stanno bene, si capiscono, si aiutano, ecc. tutto va bene. Ma cosa capita quando la relazione risulta negativa, disfunzionale? La relazione ovviamente s'interrompe (o è auspicabile che succeda. Infatti ci sono situazioni che si trascinano con sofferenza di uno o entrambi perché diventa "vitale" avere una relazione piuttosto che il benessere personale) e io, la tessera rossa, ne cercherò un'altra ripromettendomi di non ricascare nell'errore, di trovarne una diversa, di stare attento e a questo punto incontro questa:

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3/1/2015

Quale processo mentale mantiene una dipendenza?

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Grafico dipendenza
Perché alcune persone non riescono a fare a meno di alcune sostanze come cibo, alcol o droghe? Cercherò di spiegarlo aiutandomi col disegno che vedete sopra.
Iniziamo con la presenza di uno stato emotivo spiacevole (rabbia, ansia, ecc.) che rientra verso lo 0 in modo molto lento (tratto verde). A questo punto, una persona che ha difficoltà nella regolazione delle emozioni, inizia ad immaginare di consumare la sostanza desiderata ed inizia a trarne piacere (tratto azzurro) finché non arriva a consumarla (tratto rosso) con un enorme picco di piacere e molto rapido (AB). E' proprio questo picco rapido ed intenso che cercano queste persone perché è l'unico modo che hanno imparato, dato che l'hanno sperimentato funzionare, per uscire da un'emozione negativa o uno stato psicologico indesiderato (es. stato dissociativo, stato di vuoto, noia). E poco importa se si fa notare loro che a fronte di un benessere limitato (area gialla), qualche ora, si ha poi un malessere più ampio e duraturo (area verde), di qualche giorno, con sensi di colpa, vergogna, disprezzo verso sé stessi, ecc. che poi, in molti casi, richiede un nuovo consumo per uscirne. Per alcune persone, è proprio la ricerca di quel "primo picco intenso" che le spinge a continuare nella speranza, prima o poi, di uscire dal circolo vizioso che si crea.
Questo processo mentale non considera il fattore dipendenza fisica che creano alcune sostanze ma che va sicuramente ad alimentare o ricreare quegli stati emotivi da cui è difficile uscire.
Con queste persone ha poco senso discutere di trovare qualcosa di alternativo e più funzionale perché non ci sarà nulla che darà loro quel picco intenso di piacere che li fa uscire dallo stato mentale indesiderato, ha più senso lavorare sullo stato che poi richiede la sostanza per uscirne.
Vediamo un esempio per chiarire il processo: ho litigato col capo in ufficio, sento rabbia (o il più delle volte una sensazione spiacevole che non so identificare) e non so come gestirla quindi inizio a pensare: "Chi se ne frega! Poi vado a casa e mi mangio una bella vaschetta di gelato!" (qui l'emozione inizia già ad attenuarsi sostituita dall'acquolina in bocca). Arrivo a casa e mi mangio la vaschetta di gelato e magari svuoto anche il frigo provando piacere (picco). Cosa succede però appena ho finito di mangiare? Inizia un rimuginio terribile del tipo: "Ancora una volta sono stato debole!", "La scorsa volta doveva essere l'ultima e invece...", "Se continuo così mi faccio del male seriamente", "Cosa penseranno di me gli altri?", "Non ho il controllo di me stesso" e così via. Ovviamente questi pensieri non fanno altro che portarmi in uno stato negativo che sopporto qualche giorno, ma poi cosa succede se mi capita un'altra difficoltà mentre sto così? Come  ne esco? A questo punto immagino sappiate la risposta!

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1/12/2014

Meccanismi d'azione dell'EMDR

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Onde EMDR
Tracciato EEG durante la Stimolazione Bilaterale
In questo post vorrei provare a spiegarvi, in parole semplici, qual è l'ipotesi più plausibile sui meccanismi di funzionamento dell'EMDR. Per fare questo, dobbiamo prima capire come funziona l'integrazione delle memorie durante il sonno, in quanto il meccanismo di elaborazione del trauma è simile a ciò che avviene alle informazioni che elaboriamo mentre dormiamo.
Formazione memorie nel sonno
Come si può notare dalla figura sopra, l'EMDR agisce in maniera simile alla fase di sonno non-REM. La memoria episodica traumatica ancora frammentata è ritenuta nell’Ippocampo e nell’Amigdala senza integrazione contestuale. L’integrazione della memoria necessita la codifica nella corteccia associativa per assegnarle un ruolo in un contesto più ampio e “imparare dall’evento". La stimolazione bilaterale durante l’EMDR riproduce le condizioni neurofisiologiche favorevoli, come nel sonno non-REM (ciò si può notare dal tracciato EEG iniziale), a che la memoria episodica si integri nella corteccia associativa. La memoria episodica traumatica è indebolita e quindi rimossa dall’Ippocampo (M. Pagano, 2012).

Bibliografia:

R. Sitckgold, J.A. Hobson, R. Fosse - "Sleep, Learning, and Dreams: off-line Memory Reprocessing" - Science 2001 vol. 294
M. Pagano, G. Di Lorenzo, AR. Verardo, G. Nicolais, I. Monaco, et al. - "Neurobiological Correlates of EMDR Monitoring - An EEG Study" - Plos|One 2012

Azione EMDR
Nella figura sopra si vede come viene elaborato un evento durante il sonno. Tutte le informazioni passano per la corteccia somato-sensoriale per arrivare ad averne una rappresentazione percettiva conscia, dopodiché è necessario formare una memoria dell'evento (il ricordo). La formazione iniziale della memoria episodica si ha nell'Ippocampo mentre le associate emozioni vengono immagazzinate nell'Amigdala, da queste due aree, l'informazione deve essere elaborata e integrata nella memoria semantica corticale per dare un senso all'evento (un contesto), per essere integrato nella "storia" di ognuno di noi. Quest'ultimo passaggio avviene durante il sonno, in particolare durante il sonno non-REM (ad onde lente 1-3 Hz). In questa fase viene "liberato spazio" nell'Ippocampo, che quindi è libero di immagazzinare altre informazioni, e l'evento viene trasferito alla memoria semantica corticale dove, durante il sonno REM (4-6 Hz), viene consolidato e integrato (R. Sitckgold ed altri, 2001).
Cosa avviene invece durante un trauma? Le informazioni immagazzinate nell'Ippocampo e nell'Amigdala restano bloccate, non vengono trasferite alla memoria semantica corticale, rimangono quindi senza contesto e non vengono integrate. Ciò avviene perché un trauma modifica la normale omeostasi interna del Sistema Limbico, a cui appartengono per altro Ippocampo ed Amigdala, ed in conseguenza di ciò saltano le regolazioni che permettono l'elaborazione dell'evento (in particolare divengono deficitari i meccanismi di controllo sull'Amigdala che, priva di questi, continua a scaricare su tutto il cervello). Da qui i sintomi di iperattivazione (Amigdala che non cessa la sua attività), calo della concentrazione, difficoltà mnestiche, immagini intrusive (l'Ippocampo non viene liberato per poter immagazzinare altro).
Come agisce quindi l'EMDR?

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2/11/2014

Gli effetti della Bulimia sul corpo

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Bulimia
La Bulimia Nervosa è un disturbo alimentare in cui una persona segue una modalità di alimentarsi distruttiva per cercare di controllare il proprio peso. Le persone che soffrono di Bulimia tendono ad abbuffarsi consumando grandi quantità di cibo in un breve periodo di tempo questo seguito da tentativi di eliminare il cibo dal loro corpo tramite l'uso di lassativi o autoinducendosi il vomito. Questi comportamenti sono tenuti segreti e carichi di forti emozioni sgradevoli.
In aggiunta allo stress mentale, queste condotte di abbuffata ed eliminazione, producono danni al corpo. Diversamente da chi soffre di Anoressia, le persone con Bulimia non mostrano una significativa perdita di peso ma comunque le complicazioni dovute al disturbo sono serie e possono mettere a rischio la vita.


Sistema digerente

Gola dolente o mal di stomaco sono i primi e ovvi danni fisici collaterali evidenti.
Una cronica autoinduzione del vomito causa una varietà di sintomi nel tratto digerente, a cominciare dalla bocca. L'alto contenuto di acidi del vomito può danneggiare i denti, causando l'erosione dello smalto, sensibilità dentale e danni da masticazione di gomme. Guance o bocca gonfie possono insorgere dall'ingrossamento delle ghiandole salivari. Vomito eccessivo può causa dolore o gonfiore alla gola.
L'acido può irritare o creare lacerazioni all'esofago. Sangue nel vomito è indice di danni all'esofago. Anche lo stomaco può irritarsi. Acidità di stomaco, bruciori allo stomaco e reflussi acidi sono comuni.
Mettersi le dita in gola è un modo in cui le persone con Bulimia si inducono il vomito. Fare questo molte e molte volte può creare cicatrici sulla pelle di dita e mani (segno di Russel) dovute all'esposizione agli acidi.
Un altro modo di liberare il corpo dal cibo è l'uso di diuretici, pillole dietetiche o lassativi. Il sovrautilizzo di questi prodotti può portare a difficoltà nei movimenti intestinali senza farne uso. Un uso scorretto di diuretici può danneggiare i reni. Danni all'intestino possono causare gonfiore, diarrea o stitichezza. Costringere l'intestino a movimenti frequenti porta ad avere problemi di emorroidi.
Ricorrenti abbuffate e condotte di eliminazione richiedono sforzo fisico e possono portare ad un generale senso di debolezza e fatica.

Sistema circolatorio

Frequenti condotte di eliminazione portano a disidratazione, portando a pelle secca, muscoli deboli ed estrema fatica. Vomitando si va verso uno squilibrio elettrolitico. Bassi livelli di potassio, magnesio e sodio sono frequenti. Questo provoca difficoltà al cuore e può causare aritmie, indebolimento del muscolo cardiaco e insufficienza cardiaca.
La Bulimia può causare pressione bassa, polso debole e anemia. L'espulsione del cibo è un evento violento. La forza con cui avviene può causare la rottura di vasi sanguigni negli occhi.

Sistema riproduttivo

La bulimia interferisce con il ciclo mestruale o lo interrompe del tutto. Uno squilibrio ormonale e stanchezza possono sopprimere il desiderio sessuale. Se le ovaie non rilasciano ovuli per lungo tempo, concepire un bambino può diventare impossibile.
Donne incinta che continuano con comportamenti di abbuffata e condotte di eliminazione aggiungono complicazioni per sé stesse e per il bambino come:
  • Elevata pressione sanguigna materna
  • Diabete gestazionale
  • Aborto spontaneo
  • Nascita prematura
  • Sottopeso del bambino alla nascita
  • Difetti alla nascita
  • Bambino nato morto
  • Difficoltà di allattamento al seno
L'uso di diuretici o lassativi durante la gravidanza può essere dannoso per il bambino non ancora nato.

Fonte: Healthline

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2/10/2014

In Italia meglio dal mago che dallo psicologo!

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Ogni giorno in Italia decine di migliaia di persone decidono, anziché consultare un medico o uno psicoterapeuta, di rivolgersi a presunti maghi e ciarlatani vari nel vano tentativo di risolvere problematiche perlopiù psicologiche ma anche di salute. Sette spirituali e fattucchieri plagiano persone di ogni età, istruzione e ceto sociale, riuscendo ad accaparrarsi non solo soldi ma anche favori sessuali e ricompense materiali.
Maghi, sensitivi, cartomanti, chiromanti veggenti: in Italia li abbiamo un po’ tutti. Si tratta di un fenomeno molto diffuso e a questi personaggi è riservato ampio spazio sui media. Qualcuno di questi dispone ancora oggi persino di trasmissioni TV o radiofoniche dedicate. Tra le specialità proposte vi sono le solite magia bianca, nera o rossa; ma si possono trovare anche rituali indiani, celtici o brasiliani. Filtri e pozioni, legamenti d’amore, soldi, fortuna, lavoro e salute, sono tra le richieste più diffuse nel mercato.
La consuetudine a rivolgersi al mago è attribuita da uno stereotipo culturale all’abitante del mezzogiorno d’Italia, mentre i dati di qualche anno fa del rapporto Eurispes (2011) su indicazioni dell’Associazione Telefono Antiplagio, mostrano invece che quest’abitudine è diffusa al Nord (45% popolazione - 42% di presunti maghi) forse anche più che al Sud (35% popolazione - 30% di presunti maghi), mentre assume proporzioni epidemiche (in rapporto al numero di abitanti) nel Centro Italia (20% popolazione - 28% presunti maghi).
I maghi, i guaritori e gli astrologi presenti in Italia sono circa 160.000 (in vertiginoso aumento negli ultimi dieci anni). Decine di migliaia le truffe e gli abusi segnalati all'Associazione Telefono Antiplagio. Gli italiani che frequentano questi impostori sono 12 milioni (il 20% della popolazione) distribuiti tra un 51% di donne, il 38% di uomini e l’11% di adolescenti. L'incasso totale tra chiaroveggenti, indovini, guaritori e maghi è stimato in circa 6 miliardi di € annui con una evasione fiscale che tocca punte del 98%. Durante lo scorso anno (2013) indovini, fattucchiere e cartomanti hanno aumentato gli introiti annui (in controtendenza rispetto a categorie professionali serie) di circa il 19%.
Lombardia, Lazio e Campania sono in Italia le regioni con il più alto numero di addetti all’occulto, mentre si rivolgono a loro circa un italiano su tre spendendo tra i 50 e i 1000 euro a consulto.
I reati più frequenti contestati a questi individui dalla Magistratura sono: esercizio del mestiere di ciarlatano, l'evasione fiscale, circonvenzione d'incapace, truffa, estorsione, esercizio abusivo della professione medica e psicologica, abuso della credulità popolare, violazione della privacy e pubblicità ingannevole. Molti di questi finti operatori del paranormale riescono a vendere le proprie millanterie anche a distanza, persino attraverso siti web di aste on-line. Se a questo piccolo esercito si sommano i sedicenti maestri spirituali, le sette, i centri di “cultura” esoterica e altre cose del genere, i numeri in gioco e i soldi turlupinati alle persone, potrebbero raggiungere cifre davvero impressionanti.
È probabile che maghi da un lato e sedicenti maestri spirituali dall’altro si rivolgano a un pubblico differente, ma a mio avviso entrambi rispondono ingannevolmente a un bisogno umano che di fondo è molto simile: la ricerca di sicurezza. La nostra epoca è caratterizzata dopotutto dalla costante incertezza e da una persistente carenza di punti di riferimento, che si esprime spesso in modo patologico sia a livello sociale sia individuale.
Questi impostori sono storicamente sempre esistiti, ora però si trovano evidentemente a cavalcare il momento di disagio delle persone, giocando pericolosamente con le insicurezze collettive.
Oltre a impostori, maghi e veggenti, in alcuni casi, le persone possono essere vittime di veri e propri plagi messi in atto da personaggi apparentemente insospettabili. “Maestri spirituali”, “mamme”, “padri”, “sacerdoti”, questi individui si lasciano soprannominare in modi apparentemente lontani da ogni sospetto. Bisogna invece imparare a osservare e tenersi lontani da situazioni ove qualcuno dichiara una presunta superiorità morale o spirituale per essere ascoltato e seguito. Sette esoteriche, circoli mistici, riunioni tra “illuminati”, anche solo dei semplici cenacoli di lettura di testi “spirituali”, possono trasformarsi per i malcapitati in vere e proprie situazioni in cui si diviene vittime di suggestione e sottomissione spesso senza nemmeno rendersene conto.
I personaggi che tendono a plagiare i propri “adepti” lo fanno in maniera molto subdola, utilizzando l’arte della persuasione in maniera molto efficace e altrettanto ambigua. Questi soggetti non vengono mai completamente allo scoperto e si ammantano spesso di un’aria amichevole e falsamente rispettosa. Dopo aver conquistato la fiducia degli adepti, iniziano le richieste, via via sempre più impegnative, sino a riuscire spesso ad estorcere, senza utilizzo della violenza denaro, favori, prestazioni sessuali.

Le richieste degli utenti

Molte delle domande poste dalle persone a queste categorie di ciarlatani sono riconducibili a problematiche di ordine psicologico, oltre che in alcuni casi, persino medico.
Tra le richieste, ovviamente inevase, formulate ai ciarlatani (maghi, cartomanti, ecc.) vi sono:
  • sofferenze d’amore
  • problemi familiari
  • drammi esistenziali
  • conflitti in ambito lavorativo
  • difficoltà d’integrazione sociale
  • timidezza
  • rendimento scolastico
  • problemi di salute 
Ebbene, questi sono tutti ambiti nei quali la competenza dello psicologo, dello psicoterapeuta e, per la salute fisica, del medico, è specifica e garantisce all’utente l’unico ambito possibile di efficacia e professionalità.

Cosa fare?

Qualunque sia la problematica per cui una persona decide di rivolgersi a un operatore dell’occulto o a un “maestro spirituale” improvvisato, va detto con estrema chiarezza che il problema è destinato non solo a non essere risolto, ma ad aggravarsi. Infatti si correrà semplicemente il rischio di rinviare i tentativi di soluzione più seri, oltre che di indebitarsi economicamente e si deve trovare il coraggio di farsi aiutare.
Ci si può rivolgere a un’associazione di consumatori oppure chiedere nei casi più gravi l’aiuto delle forze dell’Ordine.
Psicologi, psicoterapeuti e psichiatri possono essere di grande aiuto nel sostenere le vittime di queste millanterie. Non di rado, infatti, si possono sviluppare nell’individuo delle vere e proprie sintomatologie psicologiche anche a seguito dei raggiri subiti e della scoperta, spesso scioccante, di essere rimasti vittime di un inganno.
Ovviamente è sempre preferibile rivolgersi a un professionista, psicoterapeuta, medico, psicologo, anche solo per un consulto in caso di problemi (amore, lavoro, salute, stress, ecc.) piuttosto che attendere che la difficoltà degeneri e si veda, di seguito, il ricorso alla “magia” come un possibile, ingannevole, rimedio dell’ultimo minuto.
Per quante possano essere le visioni discordanti tra i vari orientamenti in psicoterapia circa il significato, l'applicazione, il limite della parola "scienza", è pur sempre, e comunque, fondata su basi scientifiche, su metodi, osservazioni, verifiche, teorie e dibattiti culturali. C'è ancora spazio per l'anima, il cuore, i sentimenti, il "prendersi cura" oltre che il curare? A mio avviso assolutamente si.
Per questo, se si ritiene di poter essere caduti vittime di un raggiro, dunque, in nessun caso si ceda alla vergogna, sentimento molto comune tra quanti sono stati ingannati da un sedicente mago e ci si rivolga invece a un professionista serio per chiedere supporto e aiuto.

VERIFICATE SEMPRE che chi si prende cura di voi sia ISCRITTO AL PROPRIO ALBO DI APPARTENENZA!!! (Albo Nazionale degli psicologi e psicoterapeuti).

Fonte: MEDICITALIA.IT

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4/8/2014

Interviste a personaggi importanti della psicoterapia cognitivo comportamentale e non

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Cinque viedointerviste fatte dalla redazione di State of Mind a personaggi importanti nel panorama italiano della psicoterapia: Gianni Liotti, Antonio Semerari, Giancarlo Dimaggio, Isabel Fernandez e Francesco Mancini.

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6/7/2014

Il ruolo della terapia EMDR nella Medicina

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Il Ruolo della Terapia di Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari (EMDR) nella Medicina: Affrontare i Sintomi Fisici e Psicologici derivati dalle Esperienze di Vita Avverse

Abstract

Background: Un corpus ormai considerevole di ricerche pubblicate, documenta che le esperienze di vita avverse possono contribuire allo sviluppo sia di una patologia psicologica, sia biomedica. La terapia di Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari (EMDR) è un approccio validato empiricamente per il trattamento del trauma e di quelle esperienze di vita negative che comunemente si incontrano nella pratica medica. Gli esiti terapeutici positivi ottenuti senza assegnare compiti a casa o fornire descrizioni dettagliate dell’evento disturbante, offrono alla comunità medica un approccio terapico efficace che consente di coprire molte aree di applicazioni.
Metodi: E’ stata effettuata una rassegna di tutti gli studi randomizzati e delle revisioni cliniche che hanno esaminato la terapia EDMR nel trattamento dei vissuti avversi che possono essere causa sia di disturbi somatici, sia psicologici. Tra questi, sono stati presi in esame i recenti studi che hanno esplorato la componente oculomotoria della terapia, ritenuta fattore causale del rapido miglioramento accreditato all’approccio EMDR.
Risultati: 24 trials controllati randomizzati confermano gli effetti positivi della terapia EMDR nel trattamento del trauma emotivo e di altre esperienze di vita avverse pertinenti alla pratica clinica. 7 su 10 studi hanno riportato che la terapia EMDR è più rapida e/o più efficace della terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma. 12 studi randomizzati volti ad indagare la componente oculomotoria, hanno confermato una diminuzione rapida nelle emozioni negative e/o nella vividezza delle immagini disturbanti, con altri 8 studi che riportano numerosi effetti sui ricordi. Ulteriori valutazioni confermano che la terapia EMDR può alleviare numerosi problemi somatici.
Conclusioni: La terapia EMDR fornisce ai medici e ad altri clinici un approccio efficace per affrontare sintomi psicologici e fisiologici derivanti da esperienze di vita avverse. I medici dovrebbero quindi valutare nei pazienti i fattori di vita che possono aver contribuito alle manifestazioni cliniche.


Introduzione

La Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari (EMDR) è un approccio psicoterapico validato empiricamente. Il personale medico può somministrare questa terapia nel trattamento delle sequele conseguenti al trauma psicologico e ad altre esperienze di vita negative. La possibilità di trattare rapidamente i ricordi non elaborati associati a tali esperienze, ha implicazioni importanti per la comunità medica. Questi ricordi
potrebbero essere sottostanti ai diversi problemi psicologici, disturbi fisici indotti dallo stress e ad altri sintomi medici non sempre chiari, che spesso affliggono il paziente e i suoi familiari. L’efficacia riscontrata frequentemente della terapia EMDR nell’ottenere un miglioramento considerevole in tempi brevi, è una questione centrale per i problemi attuali inerenti alla pratica medica, come ad esempio l’aumento del numero di pazienti e i costi del servizio sanitario. Le procedure della terapia possono essere svolte da un personale medico qualificato per migliorare i livelli di comfort e di funzionalità nel gestire quei casi più difficili che si presentano nella pratica clinica di tutti i giorni.
La terapia EMDR è stata introdotta nel 1989 con la pubblicazione di uno studio controllato randomizzato (RCT) che valutava i suoi effetti su vittime di traumi. Nello stesso anno, sono stati pubblicati il primo RCT sulla terapia cognitivo-comportamentale focalizzato sul trauma (CBT) e uno sulla terapia psicodinamica. Nel 2008, un istituto di medicina ha affermato che era necessario fare più ricerca per determinare l’efficacia dell’EMDR, della terapia cognitiva e della farmacoterapia nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico (PTSD). La terapia psicodinamica e la ipnoterapia non sono state prese in considerazioni per la mancanza di evidenze rilevanti (uno studio ciascuna). Tuttavia, da quel momento in poi, sono stati pubblicati successivi RCT sulla terapia EMDR effettuati con soggetti che presentavano una diagnosi di un PTSD. Numerose organizzazioni, inclusa la American Psychiatric Association, il Dipartimento della Difesa, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomandano la terapia EMDR come trattamento efficace per le vittime di traumi. Sebbene alcune meta-analisi riportano effect sizes della terapia EMDR comparabili con quelli ottenuti della CBT, ed entrambe siano considerate altamente efficaci nel ridurre i sintomi PTSD, esistono comunque differenze significative tra i due trattamenti. Come rilevato dalla Guidelines for the Management of Conditions That Are Specifically Related to Stress dell’OMS 2013, nonostante entrambe le terapie vengano raccomandate per il trattamento PTSD nei bambini, adolescenti e adulti, similmente alla CBT focalizzata sul trauma, la terapia EMDR mira a ridurre il disagio soggettivo e a rafforzare le cognizioni adattive associate all’evento traumatico. Tuttavia, l’EMDR non richiede a) descrizioni dettagliate dell’evento, b) la disputa delle credenze, c) l’esposizione prolungata oppure d) eseguire compiti a casa. Ventinove RCT hanno esaminato la terapia EMDR per il trattamento del trauma. Esclusi RCT che sono stati giudicati dalla International Society for Traumatic Stress Practice Guidelines Taskforce come incompleti per non aver fornito sufficienti dosi di trattamento, buona aderenza o entrambe le cose, i restanti 25 studi hanno fornito una migliore conoscenza di base. 24 RCT confermano l’utilità della terapia EMDR nel trattamento di diverse popolazioni traumatizzate (vedi
meta-analisi citata sopra per una lista completa della maggior parte degli studi e critiche). 7 su 10 RCT hanno mostrato che la terapia EMDR è più rapida o comunque superiore alla CBT. Uno studio soltanto ha riportato punteggi superiori nella CBT in alcune misurazioni. Quest’ultimo inoltre, è l’unico RCT (su 25) a riportare una condizione di controllo superiore all’EMDR. Mentre la terapia EMDR richiedeva solo 8 sedute standard e nessun compito a casa, il trattamento CBT era molto più complesso e richiedeva 4 sedute di esposizione immaginativa (descrivendo il trauma) e 4 sedute con l’assistenza del terapeuta durante un’esposizione in vivo (cioè, recarsi fisicamente presso un luogo disturbante), oltre a circa 50 ore di esposizione immaginativa e compiti a casa di esposizione in vivo. Le condizioni della terapia EMDR prevedevano solo 8 sedute standard e nessun compito. Inoltre, con particolare riferimento alla pratica medica, è rilevante lo studio condotto presso la Kaiser Permanente, il quale mostra come il 100% delle vittime con trauma singolo e il 77% delle vittime multi-traumatizzate, non presentavano più un PTSD dopo una media di sei sedute di terapia EMDR della durata di 50 minuti, ottenendo un effect size significativo nel confronto pre-post-trattamento (Cohen’s d = 1.74). Questo risultato è simile ad altri due RCT che hanno dimostrato che dopo tre sedute EMDR della durata di 90 minuti ciascuna, tra l’84 e 90% delle vittime con trauma singolo, non era più presente una diagnosi di PTSD. Più recentemente, uno studio finanziato dal National Institute of Mental Health ha confrontato gli effetti di 8 sedute di terapia EMDR con 8 settimane di trattamento con fluoxetina. L’EMDR ha riportato punteggi superiori nei miglioramenti dei sintomi PTSD e della depressione. Al termine della terapia, il gruppo EMDR ha continuato a migliorare, mentre i soggetti del gruppo trattato con fluoxetina, nonostante un post-test asintomatico, tornarono ad essere sintomatici. Al follow-up, 91% del gruppo trattato con EMDR non presentava più sintomi ascrivibili ad un PTSD, rispetto al 72% del gruppo trattato con fluoxetina. La terapia EMDR è un approccio a 8 fasi costituito da protocolli e procedure standardizzati. Le otto fasi e il protocollo a tre approcci agevolano la valutazione completa del paziente, la sua preparazione e la rielaborazione di a) eventi passati che hanno inciso sullo sviluppo della patologia, b) attuali situazioni stressanti e c) sfide future. Una procedura usata durante le fasi di rielaborazione prevede la stimolazione dell’attenzione duale attraverso i movimenti oculari bilaterali, tamburellamenti o suoni. I movimenti oculari sono stati oggetto di studi scrupolosi e sono stati messi in discussione un decennio fa in una meta-analisi che valutava gli effetti del trattamento con e senza la componente oculomotoria. Tuttavia, le linee guida pubblicate dalla International Society for Traumatic Stress Studies hanno concluso che tali studi erano imperfetti e portavano poche evidenze conclusive, poiché condotti su popolazioni inadeguate, con dosi di trattamento insufficienti e privi di potere statistico. Successivamente, 20 RCT hanno indicato effetti positivi derivanti dalla componente oculomotoria. Dodici RCT hanno dimostrato una diminuzione immediata nello stato di arousal, nelle emozioni negative, e/o nelle vividezza delle immagini e gli altri 8 confermano effetti aggiuntivi sui ricordi, inclusi un’aumentata flessibilità attentiva, la capacità di recupero dei ricordi, e il discernimento di informazioni vere. Una recente meta-analisi ha riportato che esiti rilevanti sono riscontrabili sia negli studi clinici, con un effect size moderato (Cohen’s d = 0.41), sia negli esperimenti di laboratorio con un effect size maggiore (Cohen’s d = 0.74). Tre ipotesi dominanti relative ai meccanismi di azione della terapia EMDR validate dalla ricerca, riportano che i movimenti oculari a) mettono alla prova la memoria di lavoro, b) elicitano una risposta orientativa e c) si collegano agli stessi processi che si attivano durante la fase REM del sonno.

Fattori esperienziali contribuenti alla patologia

La terapia EMDR è basata sul modello dell’Elaborazione Adattiva dell’Informazione (AIP). Sviluppato nei primi anni 90, questo modello postula che, ad eccezione dei sintomi causati da deficit organici, intossicazione o ferite, i ricordi non elaborati relativi alle prime esperienze di vita sono alla base dei disturbi di salute mentale. E’ probabile che un elevato livello di arousal dovuto agli eventi di vita stressanti, blocchi nella rete mnestica quei ricordi associati alle emozioni originarie, alle sensazioni fisiche e alle credenze. I flashback, gli incubi e i pensieri intrusivi tipici del PTSD, sono un esempio principe di quei sintomi che derivano dall’attivazione di questi ricordi. Come indicato dal modello AIP, un’ampia gamma di esperienze di vita avverse può essere immagazzinata in maniera disfunzionale, fornendo quindi la base per lo sviluppo di diverse sintomatologie che includono risposte affettive, cognitive e somatiche negative. Una rielaborazione adeguata di questi ricordi cui si ha accesso tramite il protocollo a tre approcci della terapia EMDR, conduce ad una risoluzione e ad un funzionamento adattivo. Si suppone che la rielaborazione delle esperienze target va a trasformare un ricordo implicito ed episodico all’interno dei sistemi di memoria esplicita e semantica. Le prime emozioni negative, le sensazioni fisiche e le credenze vissute originariamente, vengono alterate man mano che il ricordo target viene integrato attraverso informazioni più adattive. Ciò che è utile viene appreso e immagazzinato in forma di informazioni affettive, somatiche e cognitive appropriate. Ne consegue che l’esperienza di vita stressante diventa una fonte di forza e resilienza. A sostegno dei principi postulati dal modello AIP, che conferiscono un ruolo primario alle esperienze di vita nello sviluppo della patologia, la ricerca mostra come siano anche le esperienze comuni di vita (ad esempio problemi relazionali, problemi con lo studio o il lavoro) la causa di numerosi sintomi da disturbo da stress post-traumatico, alla pari di un trauma maggiore. Quindi, pazienti che presentano un disturbo d’ansia, depressione, ipervigilanza, rabbia frequente, ecc. dovrebbero esplorare le proprie esperienze avverse che contribuiscono alla disfunzione attuale. Due RCT hanno testato l’efficacia della terapia EMDR nel trattare esperienze di vita disturbanti che non includevano i criteri necessari per una diagnosi di PTSD. Entrambi gli studi hanno riportato effetti di trattamento positivi in 3 sedute. Uno di questi studi ha utilizzato un campione misto, riportando una diminuzione comparabile tra soggetti, sia che avessero i criteri di inclusione per un PTSD, sia che non li avessero. Le 3 sedute di terapia EMDR hanno riportato nell’84% dei casi una remissione dalla diagnosi PTSD, con un significativo effect size nel confronto pre-post-trattamento (Cohen’s d = 1.69). La rapidità con cui la terapia EMDR tratta i ricordi non elaborati relativi a esperienze di vita disturbanti, permette applicazioni multiple nella pratica medica, poiché questi ricordi sono stati identificati come alla base di un’ampia gamma di sintomi clinici. La ricerca ha rivelato molte implicazioni per il trattamento EMDR nella salute mentale. Ad esempio, severe punizioni fisiche, [es: spingere, afferrare, spintonare, schiaffeggiare, picchiare] seppur in assenza di [più grave] maltrattamento infantile, sono correlate a disturbi dell’umore, ansia, abuso/dipendenza di sostanze e disturbi di personalità in un campione rappresentativo di una popolazione. Ulteriori ricerche dimostrano che l’esposizione a eventi stressanti è correlata a problemi comportamentali di tipo socio-emozionali e deficit cognitivi. Questi studi sottolineano l’importanza nel valutare attentamente nei pazienti l’eventuale presenza di esperienze di vita avverse. E’ molto importante nel trattamento di bambini identificare le esperienze interpersonali, incluse le eventuali trascuratezze genitoriali, il bullismo e vissuti di umiliazioni, che potrebbero contribuire a problemi come l’ansia, la scarsa concentrazione, scoppi d’ira, mancanza d’attenzione e impulsività e portare ad una errata diagnosi di un disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Un percorso di trattamento con la terapia EMDR potrebbe alleviare gli effetti dei contributi esperienziali e aiutare a valutare se i farmaci sono davvero necessari. Vanno valutati anche eventuali disturbi del sonno come insonnia, incubi e terrori notturni, poiché anche la qualità del sonno può beneficiare dalla rielaborazione dei ricordi. Sebbene questi studi abbiano enormemente contribuito alle nostre conoscenze di base, la ricerca più importante che ha rilevato il ruolo dei contributi esperienziali nel determinare sia i problemi fisici, sia mentali, è lo Adverse Childhood Experiences Study (ACE). Questo studio esamina più di 17.000 membri adulti del programma della Kaiser Permanente Medical Care e ha riportato un’elevata relazione dose-risposta tra il livello di esposizione all’abuso o della trascuratezza genitoriale nell’infanzia, e i fattori di rischio multipli per la causa di morte negli adulti. Le implicazioni per un trattamento medico e psicologico combinato sono importanti sia per la prevenzione, sia per la cura. Quindi, l’applicazione della terapia EMDR nel trattamento del paziente, l’identificazione delle esperienze di vita avverse sottostanti ai sintomi attuali e l’elaborazione adattiva dei ricordi, contribuiscono significativamente ad una pratica clinica efficace.

Approccio della terapia EMDR


In base al modello AIP, le esperienze attuali si associano a reti mnestiche già consolidate e possono attivare emozioni non elaborate, sensazioni fisiche e credenze inerenti ad esperienze di vita avverse immagazzinate in tempi precedenti. In questo modo, quando il passato diventa presente e i pazienti reagiscono in maniera disfunzionale, ciò è dovuto al fatto che la loro percezione della situazione attuale viene dipinta dai ricordi non elaborati. La concettualizzazione AIP fornisce la base per una valutazione completa del quadro clinico, la selezione dei targets per il trattamento e le procedure usate durante la rielaborazione. Diversamente dalla CBT, la quale prevede un’attenzione focalizzata e prolungata sull’evento disturbante, la rielaborazione EMDR promuove processi associativi che rendono palesi le connessioni intricate dei ricordi attivati dalle esperienze di vita attuali. La trascrizione di una seduta di una paziente che ha richiesto un trattamento per un PTSD dopo un terremoto, mostra che è l’esperienza di trascuratezza in casa durante la sua infanzia a rendere conto dei suoi sintomi attuali (vedi: Partial Transcript of EMDR Therapy Session, disponibile online: www.thepermanentejournal.org/files/Winter2014/EyeMovement.pdf). Si osserva l’emergere spontaneo di un insight che collega il trauma passato a quello presente, e ne consegue un cambiamento rapido nella risposta affettiva e cognitiva. In particolare, si rileva la sua emergente capacità di riconoscere che alla base dei suoi problemi psicosomatici, ci sono i suoi sentimenti di impotenza vissuti da bambino. Una diminuzione così rapida nella sensazione soggettiva di disagio in una singola seduta di terapia EMDR è già stata riportato in numerosi RCT. Un percorso breve di terapia EMDR si è mostrato efficace nei casi di neuropatia, come anche nei casi di disturbi dermatologici legati allo stress quali le dermatiti atopiche, psoriasi, acne escoriata e orticaria generalizzata. E’ importante sottolineare che, mentre i trattamenti per il trauma CBT prevedono una a due ore di compiti a casa per ottenere effetti positivi, la terapia EMDR non ne utilizza alcuni. Come riportato in uno studio controllato finanziato dalla National Institute of Mental Health, “un’implicazione clinica potenziale è che l’EMDR pare sia stata altrettanto efficace nel suo complesso, nonostante una più scarsa esposizione [al ricordo traumatico] e in assenza di compiti a casa”. Tutto ciò rende la terapia EMDR facilmente praticabile per i servizi di riabilitazione fisica. Uno studio RCT ha esaminato pazienti con diagnosi di un PTSD a seguito di un evento cardiovascolare maggiore, confrontando un gruppo trattato con 8 sedute di terapia EMDR e un altro trattato con terapia di esposizione immaginativa (concentrarsi sul ricordo traumatico e ripetutamente descriverlo nei dettagli). La terapia EMDR ha mostrato riduzioni maggiori in tutte le misure post-test, indicando un declino rapido nei sintomi traumatici, nella depressione e nell’ansia. È importante sottolineare che sono stati riportati e mantenuti miglioramenti significativi nei tratti ansiosi. Per la terapia a esposizione immaginativa non sono stati riportati tali miglioramenti. Gli autori hanno affermato che la terapia EMDR era stata inizialmente valutata più “delicata”, e quindi più adatta a questa popolazione debilitata, perché il “distanziarsi” rispetto al rivivere l’esperienza, risulta maggiormente correlato agli effetti del trattamento, e i movimenti oculari utilizzati nell’EMDR causano un’attivazione immediata del parasimpatico, inducendo il sistema in uno stato di quiete fisiologica. Inoltre, alcuni RCT di prime sedute indicano che il disagio soggettivo decresce con la terapia EMDR, mentre sembra aumentare con la terapia ad esposizione. I servizi di riabilitazione possono trarre vantaggio dalla terapia EMDR per fornire un sostegno sia al paziente, sia alla famiglia. L’impatto traumatico di malattie invalidanti e potenzialmente letali, può essere ridotto includendo relativamente poche sedute di rielaborazione dei ricordi associati ad esperienze mediche stressanti, a situazioni nel presente e ai timori per il futuro. Come riportato da
Gattinara, “utilizzare questo approccio nel campo della malattia neuromuscolare è utile su tre livelli:
1. Può facilitare la rielaborazione dell’evento traumatico per il paziente e tutta la famiglia.
2. Può rapidamente ripristinare un contesto interpersonale sicuro tra il paziente e colui che se ne prende cura, riducendo il livello di arousal.
3. Può trasformare il servizio per la salute in una rete di sostegno per il paziente e la sua famiglia, offrendo aiuto nel gestire la vulnerabilità emotiva connessa a quella fisica e, di fatto, attenuare l’impatto negativo dovuto all’aggravamento delle condizioni cliniche.”
In aggiunta, poiché la terapia EMDR non richiede compiti a casa, può essere somministrata per giorni consecutivi, permettendo quindi una conclusione rapida del trattamento. Le implicazioni rispetto ai costi sono evidenti. La terapia EMDR può inoltre essere utilizzata per sostenere i membri della famiglia nel gestire la morte di una persona cara. Le fatiche vissute dalla debilitazione prolungata e dalla morte improvvisa possono chiamare in causa sintomi traumatici che includono immagini stressanti intrusive del paziente sofferente. Il membro della famiglia spesso non è in grado di richiamare esperienze positive del defunto, cosa che può esacerbare e complicare il processo del lutto. Come indicato in uno studio multi-sito non randomizzato, la terapia EMDR ha ridotto i sintomi in maniera significativamente più rapida della CBT, sia nelle misure comportamentali, sia in 4 delle 5 misure psicosociali. L’EMDR è risultata più efficace, inducendo un cambiamento ad uno stadio più precoce e richiedendo meno sedute (6.2 vs 10.7 sedute). La rievocazione positiva del defunto era significativamente maggiore (due volte superiore alla normale frequenza) post-trattamento EMDR. Un’ampia gamma di pazienti che soffrono di condizioni mediche debilitanti possono beneficiare dalla terapia EMDR. Ad esempio, la terapia EMDR viene specificatamente raccomandata dai servizi
psicologici per ustionati sulla base della sua efficacia e brevità nel trattamento. Come indicato in precedenza, tre sedute su sei sono solitamente sufficienti per alleviare i sintomi connessi ad un singolo trauma. E’ di particolare rilievo l’eliminazione sia dei sintomi PTSD, sia di quelli somatici riportati in un caso di una vittima di ustioni severamente debilitata per quasi un decennio. L’attenuazione rapida dei sintomi del paziente e il ritorno ad un funzionamento autonomo sono congruenti con il modello AIP, il quale postula che le sensazioni di impotenza e sfiducia sono il risultato di ricordi non elaborati del trauma che contengono le percezioni vissute al momento dell’evento. Queste conclusioni hanno importanti implicazioni per la comunità medica, poiché pazienti con dolore cronico, potrebbero essere debilitati da ricordi non elaborati e codificati attraverso le percezioni somatiche originarie. Come riportato da Raye Zbik, mentre i trattamenti della CBT affrontano il dolore cronico attraverso interventi cognitivi che possono ridurre il disagio, la terapia EMDR può eliminare le sensazioni dolorose. Ad esempio, diversi ricercatori hanno riscontrato esiti positivi per la terapia EMDR nel trattamento del dolore dell’arto fantasma. 4 pubblicazioni che hanno valutato questa categoria di pazienti indicano un positivo risultato aggregato dell’80%, dovuto all’eliminazione completa oppure da una riduzione sostanziale delle sensazioni dolorose. Secondo il modello AIP, il dolore fantasma è causato da ricordi non elaborati dell’esperienza che si riferiscono al momento in cui l’arto è stato danneggiato. Questo ricordo non elaborato contiene le sensazioni fisiche vissute al momento dell’evento. L’elaborazione EMDR dei ricordi provoca simultaneamente un cambiamento nelle emozioni, nelle sensazioni fisiche e nelle credenze. Si ritiene che una rielaborazione completa alteri il ricordo immagazzinato originariamente attraverso un processo d’integrazione e di riconsolidamento. Il cambiamento nel ricordo target deriva dall’eliminazione di quelle sensazioni dolorose che non sono causate dal danno al nervo fisico. Da 2 a 9 sedute di terapia EMDR si sono rivelate sufficienti per l’eliminazione definitiva e/o una riduzione del dolore a livelli tollerabili. Nel caso in cui non fosse presente una neuropatia nei pazienti con un dolore cronico, può rendersi utile esplorare la possibilità di intraprendere un breve percorso di rielaborazione dei ricordi. Inoltre, in uno studio open trail e in uno studio RCT, la terapia EMDR è stata valutata benefica nel trattamento di emicranie.

Potenziali concomitanze neurobiologiche

Diversi esiti di trattamento e le differenze procedurali insite nella terapia EMDR e nella CBT, indicano i potenziali meccanismi neurobiologici sottostanti. Ad esempio, l’esposizione della CBT focalizzata sul trauma richiede molte ripetizioni dettagliate dell’evento stressante sia nelle sedute, che a casa con l’assegnazione di compiti. La ricerca ha mostrato come le esposizioni prolungate previste nella CBT, possono portare ad un’estinzione, mentre esposizioni di breve durata come proposto nella terapia EMDR, può attivare un nuovo consolidamento dei ricordi. Queste differenze hanno importanti implicazioni neurobiologiche e cliniche. Come riportato da Craske et al. “…un lavoro recente sulle associazioni originarie e la loro reintegrazione…suggerisce che l’estinzione non elimina e non sostituisce le associazioni precedenti, ma piuttosto portano ad un nuovo apprendimento che entra in competizione con l’informazione vecchia.” Si postula che questo meccanismo sia la causa di ricadute. “L’estinzione viene concettualizzata come lo sviluppo di una seconda associazione contesto specifica inibitoria che, in contrasto con la paura di acquisizione, non riesce a generalizzarsi facilmente in nuovi contesti.” Come riportato in 5 studi RCT, questi fattori potrebbero spiegare le differenze esistenti nella durata di trattamento necessaria, dove la terapia EMDR impiega meno tempo della CBT, nell’ottenere effetti positivi (es: eliminazione del dolore all’arto fantasma, un'aumentata capacità di ricordare positivamente il deceduto). Le terapie ad esposizione della CBT postulano che il ricordo originario rimanga intatto, ed è probabile che sia questo il motivo per il quale i risultati relativi ai benefici non siano stati riportati nel caso della CBT. Analogamente, un recente studio pilota ha indicato che sei sedute di terapia EMDR con pazienti psicotici e con diagnosi di PTSD, hanno mostrato un “effetto positivo nelle allucinazioni verbali, visive, nei sintomi d’ansia, depressione e autostima” per contro, nonostante una CBT sia stata valutata positiva negli effetti, le allucinazioni uditive vissute dai pazienti sono continuate, seppur con meno disagio. La maggior parte dei partecipanti con allucinazioni uditive trattati con l’EMDR ne hanno riportato la scomparsa. I risultati che mostrano che “…le avversità durante l’infanzia siano fortemente associate ad un aumentato rischio di psicosi”, suggerisce il bisogno di effettuare ulteriori studi rigorosi con questa popolazione, valutando gli effetti della rielaborazione sulla memoria.

La ricerca futura

Lo studio ACE condotto dalla Kaiser Permanente fornisce una piattaforma ideale per la ricerca futura nel valutare gli effetti della terapia EMDR nei casi di numerosi problemi psicologici e fisici pertinenti alla pratica medica. Alcune condizioni mediche presenti nello studio ACE associate a esperienze di vita avverse nell’infanzia sono l’alcolismo, l’abuso di sostanze, l’obesità grave, la depressione e tentati suicidi. Queste condizioni potrebbero essere utili per lo sviluppo di altri studi RCT rigorosi, per confrontare i protocolli della terapia EMDR, che includono la rielaborazione dei ricordi disturbanti, con gli standard di cura attuali. Per valutare un mantenimento dei benefici del trattamento, sia un follow-up a breve termine, sia a lungo termine di almeno un anno, potrebbero fornire molte informazioni utili per la pratica medica. Di uguale importanza è il risultato dello studio ACE riguardante l’aumentata incidenza di condizioni fisiche debilitanti come, ad esempio, l’ischemia cardiaca, il cancro, malattie polmonari croniche, fratture scheletriche e malattie al fegato. Studi longitudinali rigorosi per valutare l’utilità della terapia EMDR nella prevenzione, potrebbero dare alla comunità medica un’opportunità importante per determinare se la rielaborazione dei ricordi di esperienze avverse possa migliorare questi effetti nocivi. Le politiche sociali e le implicazioni economiche di tali studi, sottolineano la potenzialità della ricerca nell'erogazione di servizi di cure migliori. Per ciascuno degli studi suggeriti, è vitale che il personale clinico mantenga un’aderenza al trattamento appropriato, che sappia valutare attentamente la natura degli eventi disturbanti presenti nella storia del paziente e che assegni un tempo per il trattamento adeguato per la rielaborazione di un numero sufficiente di ricordi, al fine di raggiungere uno stato asintomatico. Come riportato dallo Studio ACE, esiste un “rapporto fortemente graduato tra il livello di esposizione all’abuso o trascuratezza nell’infanzia e i fattori di rischio multiplo, che spiegano numerose cause di morte negli adulti.” Come indicato precedentemente, un breve percorso di terapia EMDR potrebbe essere sufficiente per eliminare una varietà di condizioni psicologiche e somatiche. Tuttavia, pazienti che sono stati gravemente abusati durante l’infanzia potrebbero generalmente richiedere più tempo per ottenere una risoluzione adattiva completa. Stabilito che gli effetti del trattamento EMDR si generalizzano a ricordi simili, non è necessario rielaborare ogni evento disturbante. Tuttavia, un tempo sufficiente dovrebbe essere fornito per rielaborare i ricordi salienti all’interno delle varie categorie delle esperienze avverse. Per questi studi suggeriti, l’inclusione di procedure per identificare cambiamenti epigenetici e neurofisiologici successivi al trattamento, apre potenzialmente la porta a importanti possibilità di valutazione. Dato che la terapia EMDR può essere somministrata per giorni consecutivi, un trattamento ben riuscito può essere ottenuto nel giro di settimane, piuttosto che mesi, un fatto che riduce il tempo e permette al contempo opportunità di ricerca efficiente e a basso costo.

Conclusioni

Numerose ricerche pubblicate indicano che le esperienze di vita avverse possono essere alla base di un’ampia gamma di sintomi psicologici e fisici. La ricerca sulla terapia EMDR ha mostrato che la rielaborazione dei ricordi di tali esperienze risultano in un rapido miglioramento delle emozioni negative, credenze e sensazioni fisiche. Diverse pubblicazioni hanno indicato potenziali applicazioni per pazienti con disturbi legati allo stress, e anche per quelli che soffrono di condizioni fisiche. La comunità medica può beneficiare dall’uso della terapia EMDR all’interno dei servizi di prevenzione e riabilitazione, per fornire sostegno a pazienti e familiari. E’ utile fare una valutazione approfondita dei potenziali fattori esperienziali contribuenti. Se idonea, la terapia EMDR può permettere al personale medico di determinare velocemente il grado in cui le esperienze avverse contribuiscono al disagio e in seguito affrontare efficacemente il problema attraverso la rielaborazione dei ricordi, per facilitarne sia la risoluzione psicologica, sia quella fisica. Rigorose ricerche sull’utilizzo della terapia EMDR con pazienti che soffrono dei disagi identificati nello studio ACE, possono contribuire nell’identificazione del potenziale disponibile sia per la cura, sia per la prevenzione medica.

Bibliografia:
Francine Shapiro, "The Permanente Journal", Winter 2014, Volume 18 No. 1: 71 - 77

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